“Un grande capo che ha saputo anche proteggerci, un grande magistrato che ha fatto la storia di questo Paese”. Francesco Greco, capo della Procura di Milano, conosceva bene Francesco Saverio Borrelli, morto oggi a 89 anni, perché faceva parte di quel pool di Mani pulite, di cui Borrelli fu regista. “Spero di poter organizzare per lunedì la camera ardente in Tribunale a Milano – dice Greco – . Con la sua guida autorevole ha fondato lo spirito moderno dell’ufficio nell’intransigente rispetto dei valori di indipendenza e legalità. Il suo esempio ispira quotidianamente il nostro lavoro. Nei nostri cuori vive con orgoglio la sapienza di un uomo speciale”. I pm e le toghe di Milano “lo saluteranno lunedì dalle 9,30 alle 12 nel Palazzo di Giustizia dove ha lavorato tutta la vita”. Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, esprime il suo cordoglio per la morte di un “magistrato di altissimo valore, impegnato per l’affermazione della supremazia e del rispetto della legge, che ha servito con fedeltà la Repubblica”.

Il dolore dei magistrati del pool – Sono molto addolorato per la notizia. Francesco era un uomo raro, molto raro – ricorda l’ex pm Gherardo Colombo, l’intellettuale del pool – Abbiamo lavorato insieme molti anni, di più non mi sento di dire adesso”. Un gruppo di cui fece Armando Spataro: “Molti, se non tutti, lo ricordano quando da procuratore generale invitò a resistere, resistere, resistere, ma io non ricordo solo quell’importantissimo incitamento, lo ricordo come un capo a cui non piaceva essere chiamato così e amava il lavoro di squadra. Un uomo dal grande spessore umano che ha sempre fatto il suo lavoro. Una persona attenta a tutti i suoi uomini, con lui se ne va un pezzo di storia del Paese”. “Sono molto molto addolorato – dice anche il procuratore aggiunto Paolo Ielo, anche lui componente del pool di Mani Pulite – È un momento difficile e credo che mi terrò dentro il mio dolore”. Per l’Anm Borrelli era “una figura esemplare di magistrato, per la sua statura professionale ed umana, che lo ha reso una guida insostituibile in ogni momento della sua lunga carriera. La sua autorevolezza è stata fondamentale in passaggi difficilissimi nella storia della magistratura e della Repubblica, nei quali ha dato prova di fermezza, indipendenza ed equilibrio, a tutela dei valori fondamentali della Costituzione. Gli siamo per questo immensamente riconoscenti e lo piangiamo oggi”.

I figli di Craxi e Pillitteri – “Ebbe la funzione di guidare un sovvertimento istituzionale da parte di un corpo dello Stato nei confronti di un altro. Non è una mia opinione personale, i giuristi lo chiamano colpo di Stato – dice Bobo Craxi, figlio di Bettino, l’ex premier socialista morto nel 2000 e uno degli imputati eccellenti di quella stagione di inchieste giudiziarie passate alla storia con il nome di Mani pulite o Tangentopoli – è stato protagonista della storia di questo Paese e ha saputo negli ultimi anni esprimere un secco revisionismo su quell’azione che ebbe risvolti politici a tutti noti. Seppe fare un’analisi obiettiva”. Stessa lunghezza d’onda della sorella Stefania ma che dice: “A dispetto di molte comparse del tempo, compresi taluni suoi compagni magistrati assurti ad eroi e gettatasi nell’agone politico ed alla ricerca di incarichi pubblici Borrelli, scelse con coerenza di vestire solo e sempre la toga… Nel momento del dolore e della sofferenza il silenzio e il rispetto sono pertanto dovuti all’uomo e alla famiglia”.  “Parce sepulto (perdono al defunto) è la prima espressione con cui Paolo Pillitteri, sindaco socialista di Milano indagato e condannato nel periodo di Mani Pulite. È un commento che dice molto e non è liquidatorio né riassuntivo. È un pensiero di rispetto per i morti”. “È stato un magistrato con tanti meriti, ma anche con tanti interrogativi nella vicenda di Tangentopoli. Vicenda che certamente non è stata finora mai del tutto chiarita, anche politicamente” commenta Emilio Fede, ex direttore del Tg4.

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