Il presidente del consiglio è “soddisfatto della squadra di governo“. Ma se c’è un ministro che “ha qualche osservazione da fare, viene da me e me la rappresenta”. Giuseppe Conte non cita mai Matteo Salvini, ma è al leader della Lega che replica quando esclude qualsiasi rimpasto tra ministri. E lo fa chiamandolo semplicemente “ministro”: non vicepremier e neanche segretario di uno dei due partiti di governo. “Quando mi verranno poste delle questioni riguardanti l’operato di un ministro mi porrò il problema. Se qualcuno dei ministri ha qualche osservazione viene da me e me la rappresenta. Io sono soddisfatto della mia squadra, stanno lavorando tutti bene”, dice il premier sottolineando l’importanza, anche su questo punto, della “correttezza istituzionale“.

Un evidente riferimento alle parole di Salvini, che dopo uno scontro lungo 48 ore con l’alleato Luigi Di Maio ha diramato una nota ufficiale per chiudere la crisi ma attaccare due ministri dei 5 stelle. “C’è un evidente e totale blocco sulle proposte, iniziative, opere, infrastrutture da parte alcuni ministri 5S che fa male all’Italia – fa scrivere in una nota ufficiale – Niente di personale, Luigi Di Maio è persona corretta e perbene, ma sono inaccettabili i No e i blocchi quotidiani di opere e riforme da parte dei 5S. Ieri Toninelli (con centinaia di cantieri fermi) che blocca la Gronda di Genova, che toglierebbe migliaia di auto e di tir dalle strade genovesi; oggi Trenta che propone di mettere in mare altre navi della Marina, rischiando di attrarre nuove partenze e affari per scafisti”. E siccome ieri Salvini aveva detto che il governo “va avanti se fa cose”, oggi Conte ha sottolineato: “Io sto lavorando e non vivacchiando: potete stare tranquilli. Nei prossimi giorni sarò prima a Foggia in Puglia e poi a Campobasso o Isernia per sottoscrivere due contratti istituzionali di sviluppo. Poi andrò in Basilicata e Calabria”. 

Parole, quelle di Conte, che provocano la replica dei due capigruppo della Lega, Massimiliano Romeo Riccardo Molinari. “Le parole del Presidente Conte lasciano esterrefatti: l’azione di governo è innegabilmente frenata da incomprensibili no e continui pareri ostativi. Difficile comprendere, dunque, le ragioni della soddisfazione del presidente del Consiglio, soprattutto nei confronti di alcuni ministri che bloccano vitali opere necessarie a far ripartire con slancio il nostro Paese e che creerebbero posti di lavoro e benessere per molti cittadini”, dice il presidente dei senatori del Carroccio. Che poi attacca direttamente Trenta, usando il pretesto di alcuni articoli di giornale: “Resoconti giornalistici delle ultime ore raccontano di un presunto accordo segreto tra Ursula Von Der Leyen e il ministro Elisabetta Trenta per condizionare il voto degli europarlamentari M5S per la presidenza della Commissione Europea. Cosa nasconde questo patto a due? Mi auguro vivamente che quanto riportato dai media non corrisponda a verità: se fosse vero, sarebbe gravissimo e inaccettabile, un insulto ai milioni di italiani che, alle ultime elezioni, hanno votato per cambiare l’Europa dei giochetti, degli accordi nascosti e delle manovre di palazzo”. Attacca direttamente il ministro alle Infrastrutture, invece, Molinari: “Con il no alla Gronda, la misura è davvero colma. Toninelli è il ministro del no ed è incomprensibile che il premier Conte prenda le sue parti quando sa bene che il Paese ha bisogno di ripartire e non di essere bloccato per paura di sbagliare. Se nella vita la paura di sbagliare ti attanaglia e la tua decisione sarà sempre no quello del ministro non è il tuo ruolo migliore”.

L’oggetto della conferenza stampa convocata a Palazzo Chigi, però, era un altro: l’Autonomia regionale. Per il presidente del consiglio il vertice di governo “è stato molto sereno e proficuo ed è così sempre quando ci siede a un tavolo con la predisposizione di lavorare. Questo ci ha consentito di superare lo snodo critico dell’istruzione. Ringrazio tutti i ministri oggi presenti e tutti i ministri che erano assenti giustificati per il lavoro fatto”. In realtà le ambizioni leghiste sulla riforma hanno subito un ridimensionamento. “Io tenevo molto al fatto che il modello della scuola non può essere frammentato, non possiamo pensare che l’Autonomia differenziata significhi frammentare questo modello. Probabilmente i governatori interessati non avranno tutto quello che hanno chiesto ma ci sta, è un negoziato tra Stato e Regioni. Continuerò all’inizio della settimana prossima con incontri ristretti. Un nodo politico è rimasto, ed è quello dei beni culturali”.

 

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