Il pallone che vola oltre la traversa nei 40 o forse 50 gradi all’ombra di Pasadena, Taffarel che esulta mentre è ancora in caduta, la testa col codino modellato in mini dreadlocks per l’occasione che si abbassa mestamente mentre la panchina del Brasile, campione del mondo da pochi secondi, invade il terreno di gioco del Rose Bowl per festeggiare il titolo. A pochi metri da Romario e Bebeto festanti, capitan Baresi piange, consolato poi da Gigi Riva. Sono passati 25 anni da quel rigore che, come ha confessato solo pochi mesi fa, ancora toglie il sonno a Roby Baggio. A lui e a tanti italiani che dopo lo scetticismo iniziale per la nazionale di Sacchi avevano man mano cominciato ad accarezzare il sogno di trionfare, proprio grazie al “Divin Codino” diventato trascinatore dagli ottavi in poi.

C’è da dire che probabilmente anche se l’avesse segnato quel rigore non sarebbe cambiato nulla: prima di Baggio avevano già sbagliato Franco Baresi e Daniele Massaro e al Brasile sarebbe bastato segnare il rigore successivo per laurearsi campione. Eppure è quel rigore, più di altri, a togliere il sonno a Baggio e a milioni di italiani. Più di altri, sì, perché nel 1994 si era nel clou della maledizione rigori. Quattro anni prima, a Napoli, gli errori dal dischetto di Donadoni e Aldo Serena contro l’Argentina costarono la finale e forse una vittoria considerata da molti quasi certa alla bella Italia di Vicini, quella della “notti magiche”. Due anni dopo, a Euro ’96, sarebbe stato ancora il dischetto a punire gli azzurri: un errore di Zola contro la Germania portò all’eliminazione ai gironi la nazionale di Sacchi. Fatali i tiri dal dischetto nel ’98, per il terzo mondiale di fila: ai quarti contro la Francia non è un testa munita di codino ad abbassarsi, Baggio il suo rigore lo ha già segnato, ma è quella totalmente rasata di Gigi Di Biagio, che manda il suo tiro sulla traversa e la Francia in semifinale.

Sarà l’ultimo rigore “maledetto”, o quasi. Due anni dopo sarà un portiere a diventare eroe. Nell’Europeo del 2000 in una semifinale pazzesca Toldo parerà di tutto all’Olanda padrona di casa portando i suoi, rimasti in 10, in finale. Il portierone allora della Fiorentina parerà prima un rigore a De Boer in partita (con l’Olanda che ne sbaglierà un altro, con Kluivert che manderà sul palo) e altri due, sempre a De Boer e poi a Bosvelt, ai tiri dal dischetto (con Totti che intanto inaugura la collezione di cucchiai) facendo stropicciare gli occhi persino a Pelè in tribuna, in difficoltà a contare le parate dell’estremo difensore azzurro. La rivincita perfetta, quella con gli interessi, arriverà sei anni dopo le imprese di Toldo, otto anni dopo l’errore di Gigi Di Biagio e soprattutto dodici anni dopo Pasadena e il rigore maledetto di Baggio: a Berlino, in finale mondiale contro la Francia, Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero e Grosso fanno cinquina dal dischetto, Trezeguet spedirà il suo sulla traversa regalando il quarto titolo agli azzurri di Lippi. I rigori del 2006 fanno a tutti gli effetti da risarcimento morale per i dispiaceri precedenti, e a immaginare un Baggio che oggi dorme sonni tranquilli con un finale diverso a Pasadena 25 anni fa ci ha già pensato una pubblicità.

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