Un giro di vite sui campi rom. Sia quelli autorizzati, sia i cosiddetti “tollerati“. Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, scrive ai prefetti. Una missiva di 5 pagine dove si chiede una “ricognizione urgente” e dettaglia degli insediamenti, una mappa dove siano messe in evidenza “situazioni di illegalità e di degrado che frequentemente si registrano negli insediamenti”, specie quelli abusivi, e “che spesso configurano un concreto pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica”, con l’obiettivo di adottare misure “finalizzate alla riaffermazione della legalità”.

L’obiettivo è “porre in essere mirati interventi di sistema attraverso cui promuovere l’osservanza delle regole nonché condizioni di maggiore vivibilità dei contesti urbani con ripercussioni positive sulla salubrità dell’ambiente“. Si punta, nel medio periodo, al “progressivo sgombero delle aree occupate abusivamente” per il “ripristino della legalità“. Con tutto ciò che ne consegue: “Esecuzione delle ordinanze di demolizione e rimozione delle opere abusive (roulottes e case mobili incardinate nel suolo), attivando però “positive dinamiche di ricollocamento degli interessati”. Nella lettera, infatti, si mette in risalto il “rispetto dei diritti della persona” e “delle normative nazionali e internazionali”, ma al contempo la necessità di “un’analisi complessiva della situazione esistente”, al fine di pianificare “il concorso della forza pubblica per l’esecuzione dei provvedimenti di sgombero”.

I prefetti, entro 15 giorni, dovranno convocare i Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica e inviare la prima relazione al Viminale. Il censimento, dice la circolare, costituirà “una piattaforma di discussione in ambito locale per l’approfondimento delle singole situazioni e la massima sensibilizzazione dei sindaci ai fini dell’adozione dei provvedimenti ove ne ricorrano i presupposti”. Il censimento, scrive ancora Salvini ai prefetti, dovrà riguardare la tipologia degli insediamenti e la densità abitativa, le condizioni dei campi (presenza di reti idriche, elettriche e fognarie, allacci abusivi), la presenza di strutture fisse e mobili, il numero di minori presenti negli insediamenti, le loro condizioni e le percentuali di abbandono scolastico.

Fra le situazioni più complesse rispetto alla “qualità” degli insediamenti rom, c’è sicuramente la città di Roma, dove al momento quasi 4.000 persone sono ospitate in una decina di campi, fra “villaggi della solidarietà” regolarmente gestiti dal Comune di Roma e altri campi “tollerati”. In entrambi i casi, vi sono condizioni difficili dal punto di vista sociale e sanitario. Dal 2017, il Campidoglio ha avviato un programma progressivo di uscita dagli insediamenti, basato sulle direttive Ue e su percorsi di integrazione lavorativa e abitativa – compresa la richiesta di casa popolare – Un piano che va avanti con le sue difficoltà nei campi di La Barbuta e Monachina, ma che rischia di essere messo in discussione dalla presa di posizione del Viminale.

 

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