Il 15 luglio è stato il primo dei due giorni di “offerte imperdibili” di Amazon, gli Amazon Prime Day, e proprio in questa occasione i dipendenti del colosso dell’e-commerce di tutto il mondo hanno scelto di scioperare. Con loro i sindacati stanno avanzando a livello globale tramite la Uni Global Amazon Alliance la richiesta di un adeguamento degli stipendi in relazione alla produttività aziendale, visto che, solo nel primo semestre del 2019, Amazon ha raggiunto un utile record di 3,2 miliardi di euro. Il gruppo conta oltre 600.000 dipendenti in tutto il mondo, di cui circa 100.000 in Europa e 9.000 solo in Italia.

Negli Stati Uniti, alle rimostranze per le condizioni lavorative e salariali si sono unite quelle dei numerosi dipendenti extracomunitari, che chiedono all’azienda di interrompere i legami con le agenzie governative che si occupano di individuare gli immigrati, come il Department of Homeland Security, in particolare dopo che lo scorso febbraio Amazon ha preposto linee guida per le tecnologie di riconoscimento facciale. Le proteste si sono registrate in tantissime città statunitensi, ma soprattutto a New York, dove i manifestanti si sono riuniti proprio a pochi passi dall’abitazione di Jeff Bezos, a Manhattan, portando 250.000 petizioni.

Anche in Germania ci sono state proteste: gli operai tedeschi hanno manifestato al fine di chiedere migliori condizioni e maggior rispetto dei diritti dei lavoratori.

Intanto gli operai di Amazon Italia appoggiati della Fist Cisl nella loro battaglia per ottenere “condizioni di lavoro rispettose dell’essere umano”. Un’azione per riuscire “ad avviare un negoziato globale con il colosso dell’e-commerce e del web services”, spiega il sindacato, tramite il suo segretario generale Davide Guarini. Negli ultimi mesi la federazione di categoria della Cisl ha partecipato alla settimana di studio e analisi di Uni Global Amazon Alliance – la rete dei sindacati che nel mondo rappresentano i lavoratori della multinazionale – durante la quale sono stati esaminato il mercato della distribuzione commerciale nel prossimo futuro, le ripercussioni dell’organizzazione del lavoro sull’occupazione, ma anche l’impatto ambientale e sociale.

Nello stabilimento di Castel San Giovanni, dove il gruppo di Bezos ha il suo più grande stabilimento italiano, Fist Cisl è intervenuta spiegando che “il confronto, anche se molto difficile, ha consentito nelle scorse settimane di siglare una nuova intesa e di confermare l’impianto di tutele formalizzate nell’accordo sottoscritto nel 2018” a cui si aggiungono ulteriori conquiste che vanno dalla formalizzazione della settimana si 5 giorni, fino all’introduzione della maggiorazione del 50% per il lavoro prestato di domenica con decorrenza dalla 64esima ora.

È intervenuta anche la segretaria generale della Fisascat Cisl Parma e Piacenza, Francesca Benedetti, “È una strada ancora lunga e tortuosa, difficile da percorrere, ma la forza del sindacato è la perseveranza”. Sono già in infatti in programma due incontri, uno il prossimo settembre e uno a gennaio 2020, per mettere sul tavolo le richieste dei lavoratori.

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