Un Festival dei diritti umani finanziato dall’azienda accusata di calpestarli. E al fianco dei sindacati con cui sta trattando l’internalizzazione di centinaia di persone che da mesi organizzano proteste e picchetti. Il colosso dei surgelati con sede a Modena, 100 milioni di pizze l’anno e un fatturato da 120 milioni nel 2017, è l’unico sponsor aziendale del Festival musicale “Voci per la Libertà” di Rovigo, un evento organizzato dall’omonima associazione con la regia di Amnesty International e che ospita autori che mettono al centro della loro produzione artistica i diritti umani. Sempre Italpizza però, da mesi è accusata dagli operai di sfruttamento per, dicono, “turni massacranti di 12 ore comunicati poco prima via telefono, ritorsioni per gli scioperi e marcatempo per andare in bagno”. “È scandaloso far patrocinare un evento del genere a un’azienda che a livello nazionale è diventata il simbolo dello sfruttamento e della violazione di quei diritti che Amnesty dice di voler difendere”, dice Marcello Pini, rappresentante dei Si Cobas nella vertenza Italpizza.

E Pini non parla solo di lavoro: “Amnesty rivendica come caposaldo della sua azione la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che ha tra i suoi punti cardine la condanna dell’uso arbitrario della violenza e degli abusi commessi dalle forze dell’ordine. Spero non abbiano visto le immagini in cui si vedono alcuni agenti di polizia che durante il picchetto del 18 giugno scorso mi hanno preso per il collo e trascinato con forza dietro un furgone, dove mi hanno minacciato. Anche se sinceramente mi stupirebbe, visto che si è parlato tanto. anche a livello nazionale, di questo episodio”. Pini si è fatto promotore di una lettera aperta indirizzata a tutti gli artisti e agli organizzatori dell’evento per chiedere di togliere il patrocinio di Italpizza. L’associazione, come si legge nel comunicato, ha fatto sapere di volere raccogliere l’invito: “Rispetto alle informazioni ricevute in queste ultime ore riguardo all’azienda Italpizza, l’Associazione Voci per la Libertà e Amnesty International Italia non sono in grado, data la prossimità del Festival, di fare tutte le verifiche e le ricerche necessarie. Nondimeno, per un principio di prudenza ed in via cautelativa, l’Associazione Voci per la Libertà ritiene di dover sospendere il contratto di sponsorizzazione sottoscritto con Italpizza”, hanno fatto sapere gli organizzatori, che contattati da ilfattoquotidiano.it non hanno voluto aggiungere altro.

E proprio “Sui diritti umani non si torna indietro”, è lo slogan della 23esima edizione del Festival Voci per la Libertà, in programma dal 18 al 21 luglio prossimi sulla spiagge del comune di Rosolina Mare, in provincia di Rovigo. Tra gli ospiti ci saranno anche Roy Paci e Willy Peyote, che si sono aggiudicati il premio Amnesty International Italia per il miglior brano sui diritti umani del 2018, con il loro “Salvagente”: “Il testo parla di integrazione e di immigrazione, di chi arriva con i barconi sulle nostre coste. Ed è esattamente quello di cui tratta la vertenza Italpizza e la nostra attività sindacale: moltissimi dei nostri iscritti sono arrivati sui barconi, e adesso si ritrovano stritolati dallo sfruttamento”, spiega Pini. Italpizza, che sponsorizza il Festival già da tre anni, con un impegno di poche migliaia di euro, è l’unico partner aziendale. Al suo fianco, solo sindacati: la Cisl e Caf Cisl di Padova Rovigo, la Cgil Caaf Nordest e la Cgil di Rovigo. “È uno schiaffo morale fare questa sponsorizzazione con delle organizzazioni sindacali mentre è in corso una trattativa in cui alcune di esse sono coinvolte, e tra l’altro arrivata dopo mesi di violenze e ricatti, con persone arrestate. Una situazione non certo tranquilla”. Se l’impegno con il Festival non è recentissimo, Pini racconta invece di un improvviso impegno di Italpizza a sostegno delle più svariate iniziative: “Da quando è iniziata la vertenza, l’azienda ha diffuso finanziamenti a pioggia verso radio e giornali e ha finanziato diverse organizzazioni benefiche, come l’Associazione Nazionale Tumori. Un modo per far parlare bene di sé e ripulirsi l’immagine, mentre con pochi centesimi in più a pizza potrebbe riconoscere quei diritti di legge che noi chiediamo, come un contratto adeguato e turni regolari”.

La settimana scorsa, dopo mesi di scioperi e tensioni dentro e fuori l’azienda, sono iniziate le trattative per l’internalizzazione e l’ipotesi di applicare il contratto collettivo nazionale del settore alimentare, dato che fino ad ora oltre alla precarietà i lavoratori avevano denunciato anche la stipula di contratti di altro tipo, con mansioni da addetti alle pulizie. “Ma rimane il fatto che Italpizza è sulla bocca di tutti per la violazione di diritti umani e del lavoro sul nostro territorio”, conclude Pini. “Capiamo che possa essere difficile come scelta, ma sarebbe un gesto di coerenza da parte di Amnesty e degli organizzatori del Festival togliere questo patrocinio, che rappresenta un controsenso colossale”.

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