Il 15 luglio 2016 avevano fatto sfilare ad Ankara i carri armati per rovesciare Recep Tayyip Erdogan. Una notte di sangue con 250 morti e oltre duemila feriti. E ora 27 militari, imputati per il golpe fallito, sono stati condannati all’ergastolo. Diciassette di loro hanno però ricevuto 141 ergastoli a testa con le aggravanti di “tentativo di ribaltamento dell’ordine costituzionale”, assassinio di 139 persone e “tentativo di omicidio del presidente”. Una sorta di 41 bis. Tra loro c’è l’ex comandante dell’aviazione, il generale Akin Ozturk, considerato il capo dei golpisti nelle forze armate. Le sentenze di altri imputati vengono emesse in questi minuti. Tra i condannati al carcere a vita c’è anche l’ex consigliere militare del presidente Erdogan, Ali Yazici.

Alla sbarra nell’aula bunker del carcere di Sincan ad Ankara, la più grande della Turchia, c’erano complessivamente 224 persone, tra cui 26 ex generali. Iniziato nel maggio del 2017, il processo vedeva gli imputati accusati di numerosi reati, dalla “violazione della Costituzione” al “tentativo di rovesciare con la violenza” le istituzioni democratiche e di “uccidere il presidente”, fino all’uccisione di 250 persone e al “tentato omicidio” di altre 2.735 tra civili e membri delle forze di sicurezza. Quello che si è concluso oggi è ritenuto il processo di maggior spicco tra i 290 avviati finora in relazione al tentativo di putsch, 261 dei quali già conclusi con oltre tremila condanne. Si tratta di presunti membri della rete di Fethullah Gulen, il magnate e imam in auto-esilio negli Usa che Ankara ritiene la mente del progetto golpista. Gulen, ex alleato di ferro di Erdogan, ha sempre negato ogni responsabilità.

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