“Su sette tracce alla maturità non c’era una donna italiana che valesse la pena inserire. Mi vergogno”. Lorella Zanardo ha fatto dell’emancipazione delle donne la sua battaglia. La porta nelle scuole, dice alle ragazze che i canoni imposti dall’estetica di questa società non rappresentano né loro né il loro valore. Spiega che possono essere chi vogliono, nonostante la realtà voglia spesso farle ripiegare su stereotipi. Stamattina Zanardo ha sbottato sui social nel constatare che tra tutte le proposte dal Ministero non c’era traccia di donna: non un’autrice, non un testo di una scienziata, un’artista, un’economista o una sociologa che potesse rientrare tra gli spunti per i maturandi.

Un punto che non è passato inosservato neanche a Loredana Lipperini, scrittrice e conduttrice radiofonica di Rai Radio 3, che su Facebook ha scritto: “Corollario (neanche troppo): felicissima che ci siano Sciascia e Stajano, molto meno felice che neanche una scrittrice, pensatrice, scienziata, artista del Novecento e non solo sia ritenuta degna di essere citata nelle tracce di maturità. E, no, le quote rosa non c’entrano, dunque siate cortesi ed evitate di tirarle in ballo, sì?”. Nei commenti i suoi follower citano esempi a raffica che il Miur poteva inserire nella prova d’esame: Morante, Ginzburg, Aleramo, De Bouvoir. Ma anche Alda Merini, Fernanda Pivano, Nilde Iotti e per arrivare all’attualità Margaret Atwood con Il racconto dell’ancella, Greta Thunberg, la capitana della Sea Watch Giorgia Linardi oppure le azzurre del calcio, passate agli ottavi. E invece niente, nessuna voce di donna.

“Ho una figlia che sta facendo la maturità adesso e mi vergogno – dice Zanardo -. Ieri sera gioivo per le nostre atlete della Nazionale e pensavo che avessimo fatto uno scatto in avanti. Le vedo correre, vincere e perdere e, guardandole, le ragazze pensano ‘allora posso farlo anch’io’. Il fatto che avessero tanta visibilità con la prima serata su RaiUno l’ho interpretato come un trend. Erano così dimentiche dei loro corpi, in un paese dove dai 13 anni in poi sono ossessionate dallo sguardo esterno, mentre loro sono solo attente al gesto atletico, come lo sono da millenni gli uomini. E invece stamattina mi è arrivata una coltellata“, continua Zanardo. “Ma ad accorgercene siamo state in poche, perché non siamo tutte coscienti del fatto che in questo modo il messaggio che passa è che non valiamo. Ed è lo stesso motivo per cui insisto: mettiamo tante donne in posizioni autorevoli perché quello che non vedi vuol dire che non c’è”.

Ma c’è ancora tanto da fare e le tracce della Maturità lo dimostrano. “Vogliono che proviamo vergogna per farci smettere di protestare. ‘Che due…Zanardo con questa storia, ancora’”. Ma non bisogna neanche accontentarsi dicendo “‘potevano almeno mettere una traccia’, col cavolo”. Per Zanardo nessuna scusa regge davanti alla scelta del Ministero: “Ci dicono che non vengono in mente nomi di donne autrici? Allora mettiamole nei programmi perché non è vero che non esistono”. La lista di esempi è lunga: “Do io al Miur degli spunti? Eccoli. C’erano i padri costituenti ma anche le madri costituenti, perché non se ne parla? Potevano proporre Greta Thunberg, a cui il suo paese, la Svezia, ha dato empowerment”. Tanti gli esempi anche sul fronte della politica e della scienza. “Guardiamo a Merkel, Lagarde, alla premier della Nuova Zelanda Jacinda Ardern. A Hillary Clinton, alla grande Fabiola Gianotti del Cern. A Rita Levi Montalcini, a Samantha Cristoforetti. Si difendono dicendo che l’ultima parte del 900 viene fatta poco o niente, quindi vengono escluse Merini e Serao? È una balla”. La conclusione è pesante. “Se fino a ieri davo la colpa all’ignoranza, adesso mi viene il dubbio che non sia casuale. L’esclusione delle donne non può essere così smaccata, palese, ostentata. Ma così dimenticano che stanno deprivando anche i ragazzini del 51% di mondo”.

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