Nuovo scontro tra gli alleati di governo M5s e Lega, stavolta sulla gestione dei fondi europei per il Sud. Colpa di un emendamento del Carroccio al decreto Crescita, che è stato approvato lunedì sera in una versione riformulata con il parere favorevole del relatore M5s Raphael Raduzzi e del viceministro all’Economia Laura Castelli ma due giorni dopo ha fatto infuriare la ministra per il Sud Barbara Lezzi. Così l’ultimo miglio del decreto, su cui oggi era attesa la richiesta di fiducia, diventa accidentato. Alle 18:30 la maggioranza ha chiesto di sospendere per un’ora i lavori della Camera: Raduzzi ha parlato della necessità di “rilievi tecnici“. Poi è arrivata la richiesta di far slittare ulteriormente l’esame del provvedimento a domani mattina per chiarire se il dl dovrà fare un ulteriore passaggio nelle commissioni. L’opposizione ha protestato e dal Pd Emanuele Fiano ha denunciato che il problema sarebbe tutto politico, un braccio di ferro della maggioranza legato proprio all’emendamento.

Le tensioni tra M5s e Lega a Montecitorio sono salite con il passare delle ore. A quanto apprende l’Adnkronos, per poter stralciare l’emendamento della discordia con un colpo di bianchetto la Lega avrebbe chiesto un’accelerazione immediata sulle autonomie – martedì al centro di uno scontro tra Stefani e Fraccaro- da portare in Consiglio dei ministri già nei prossimi giorni. Un impasse che i due alleati di governo devono affrontare proprio mentre, dopo aver ripianato le divisioni che hanno caratterizzato la campagna per le Europee, hanno ora sul tavolo alcune dossier cruciali. Oggi è già saltata – ufficialmente per questioni di tempo – la riunione  tra il premier Giuseppe Conte, il vicepremier Luigi Di Maio e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli sul dossier autostrade. Questa sera in Consiglio dei ministri si discuterà anche della bozza di assestamento di bilancio da presentare poi a Bruxelles per evitare la procedura d’infrazione, mentre subito dopo dovrebbe esserci il vertice sulla riforma della giustizia

La modifica incriminata prevede che dal 2021 sia trasferita alle Regioni la titolarità del Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc) – che per il settennato 2014-2020 vale circa 60 miliardi e insieme ai fondi europei è la principale fonte di finanziamenti per il Meridione – sottraendola a ministero, Agenzia per la coesione territoriale e Dipartimento politiche di coesione.

La prima versione dell’emendamento prevedeva che “per il ciclo di programmazione 2021-2027, le Amministrazioni regionali che hanno garantito la spesa e rendicontazione delle totalità delle risorse FSC 2007-2013, avranno in capo la titolarità e la gestione di tutte le risorse FSC destinate al territorio regionale”. Nella riformulazione approvata da Raduzzi e Castelli non compare più il riferimento alle Regioni “virtuose” che hanno speso e rendicontato tutti i fondi ma la “titolarità e la gestione di tutte le risorse Fsc destinate al territorio regionale” vale indistintamente per tutte le Regioni.

Lezzi però ha chiesto che sia stralciato definendolo “un atto di totale scorrettezza” e ha aggiunto che “aveva anche il parere contrario della Ragioneria dello Stato e non verrà mai votato dai parlamentari del Sud del M5S”. Del resto Sardegna, Sicilia, Abruzzo, Basilicata sono a guida centro-destra e Campania, Puglia, Calabria guidate dal centrosinistra, per cui i pentastellati non avrebbero più voce in capitolo. “Chiunque lo abbia presentato, Lega o non Lega, dovrà chiedere scusa e dare delle spiegazioni”, ha aggiunto.

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