“Non posso chiedere informazioni su indagini coperte da segreto istruttorio” e “anche qualora le avessi, non potrei entrare ulteriormente nel merito”. Matteo Salvini ha risposto così durante il question time alla Camera, a un’interrogazione di un deputato barese del Movimento Cinquestelle e presidente della Commissione Affari costituzionali di Montecitorio, Giuseppe Brescia, su un tema che sta impegnando investigatori e inquirenti del capoluogo pugliese: la corruzione elettorale, anche alla luce di episodi denunciati in occasione delle recenti elezioni amministrative.

In realtà, in previsione dell’appuntamento alla Camera, alle 16 di martedì scorso, è arrivata sulla scrivania del capo della Procura di Bari, Giuseppe Volpe, una richiesta di informazioni da trasmettere entro poche ore al ministero dell’Interno, sull’inchiesta in corso su presunti illeciti nella campagna elettorale per le amministrative di maggio scorso. Salvini evidentemente non voleva farsi cogliere impreparato. Ma alla richiesta partita dai suoi uffici, Volpe ha risposto picche: “Ho risposto che c’è massimo riserbo sulle indagini ancora in corso perché coperte da segreto”, ha raccontato il procuratore a ilfattoquotidiano.it. Insomma, il segreto istruttorio vale per tutti anche per il ministero al quale il capo degli uffici inquirenti baresi ha risposto nero su bianco di non poter fornire quanto richiesto.

Le indagini sul voto di scambio
Sono quattro le persone iscritte nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sul voto di scambio a Bari. Ma i numeri potrebbero crescere ancora. Gli indagati sono esponenti degli schieramenti di centrodestra e centrosinistra. Gli investigatori della Digos, già durante la campagna elettorale, hanno ricevuto e raccolto diverse segnalazioni anche sui social network. Sono state ascoltate, come persone informate dei fatti, una ventina di persone in questura.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, in alcuni casi sarebbe stato utilizzato l’espediente del rappresentante di lista, fornendo un rimborso spese. In altri casi, invece, sarebbero stati consegnati dai 30 ai 50 euro. Ma anche generi alimentari, buoni benzina e promesse di posti di lavoro. Sulla vicenda era intervenuto anche il sindaco di Bari Antonio Decaro che – a marzo scorso – aveva lanciato un appello ai baresi di andare a denunciare in questura episodi di scambi di voto.

Decaro, rieletto lo scorso 26 maggio, ha raccontato di aver personalmente accompagnato un cittadino a denunciare: “L’ho fatto – ha dichiarato – perché credo nel valore sacro del diritto di voto come pilastro della vita democratica di una comunità”. “Su questi temi – ha concluso – non esistono appartenenze politiche, né calcoli di convenienza elettorale, né tattiche che tengano. La libertà e la democrazia non sono valori negoziabili. Mai”.

Le indagini intanto proseguono e gli investigatori stanno esaminando anche la lista dei 36 consiglieri eletti in Comune, analizzando i dati sulle preferenze e incrociandoli con i risultati ottenuti nei vari quartieri. Nel frattempo, la candidata sindaco del Movimento 5 stelle, Elisabetta Pani, ha organizzato una manifestazione, venerdì 14 giugno. Lo scopo è quello di testimoniare il proprio dissenso di fronte a questo cancro del processo democratico e, anche, sensibilizzare alla necessità della denuncia. Un’iniziativa a cui Pani ha invitato tutti i candidati sindaco delle scorse elezioni, oltre a “tutti i cittadini che, a prescindere dai colori politici, lo scorso 26 maggio hanno espresso con coscienza, il proprio voto libero ed incondizionato”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Csm, azione disciplinare per i 4 togati che incontrarono Lotti. Nuovo procuratore Roma, verso azzeramento dell’iter

prev
Articolo Successivo

Padova, sparò a un ladro e abbandonò il corpo a un chilometro da casa. Condannato in Appello a 4 anni e 11 mesi

next