Luigi Di Maio dice che “la puzza di bruciato si sentiva da lontano”. Il sottosegretario Stefano Buffagni rivendica di aver avuto ragioni sul sottosegretario Armando Siri. Alessandro Di Battista, invece, mette nel mirino la Lega. L’arresto di Paolo Arata, l’ex deputato di Forza Italia poi diventato consulente della Lega per l’Energia, provoca soprattutto i commenti del Movimento 5 stelle. Proprio a causa di un’intercettazione di Arata, infatti, era finito indagato per corruzione Armando Siri, senatore della Lega costretto a dimettersi proprio su richieste dello stesso M5s.

E proprio nel giorno dell’arresto di Arata,  Nicola Morra, rende noto di essere da tempo in attesa di un’udienza in commissione Antimafia di Matteo Salvini. “Ho richiesto con lettera ufficiale il 7 maggio la convocazione del ministro dell’Interno Salvini in commissione Antimafia. Lettera ufficiale che è partita solo dopo numerose sollecitazioni informali per fissare una data di audizione già dalla terza settimana d’insediamento della commissione stessa, ovvero a dicembre 2018. Il rispetto istituzionale avrebbe richiesto una veloce risposta alle interlocuzioni informali anche per dare precedenza a chi è preposto con le sue linee guida alla lotta alla mafia”, dice il presidente di Palazzo San Macuto. Spiegando che “la lettera ufficiale è solo l’ultimo passaggio che oggi, anche alla luce dei nuovi arresti in Sicilia, mi vede costretto a renderlo pubblico e ribadire l’urgenza dell’audizione del ministro Salvini”. Parole poi parzialmente corrette in un successivo intervento del presidente della commissione: “La richiesta di audizione del ministro Salvini rientra nelle normali audizioni che tutti i ministri devono svolgere nelle commissioni parlamentari di riferimento per illustrare le loro linee guida. Non a caso è precedente ai fatti odierni e risalente allo scorso 7 maggio. Questa audizione risulta fondamentale al fine di agevolare i lavori della Commissione”. Ai cronisti che gli chiedevano il responsabile del Viminale ha riposto: “Certo che andrò in commissione Antimafia”.

Attacca gli alleati del Carroccio anche Alessandro Di Battista con un post su facebook in cui definisce la Lega “un partito che non sta rubando a Forza Italia solo voti. Purtroppo gli sta rubando uomini e dinamiche. Arata, d’altro canto, prima di diventare (secondi i giudici) “socio occulto di Vito Nicastri, a sua volta legato al boss di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro” e prima di partecipare a convention leghiste sull’energia è stato deputato proprio di Forza Italia. D’altronde il berlusconismo proverà a sopravvivere allo stesso Berlusconi. Come? Diventando il tratto distintivo di altre forze politiche”. “Rispetto il lavoro della magistratura, non voglio entrare nel merito, certo in questo caso la puzza di bruciato si sentiva da lontano… Ogni volta che c’è un minimo sospetto su qualcosa, in cui emergono legami con la corruzione e la mafia, la politica deve saper subito prendere le distanze”, ha detto il vicepremier Luigi Di Maio. “Non siamo noi a dover giudicare, ma la magistratura, anche se gli arresti di oggi dimostrano che su Siri avevamo ragione e che il governo si è mosso nella giusta direzione. Da corruzione e mafia è fondamentale prendere sempre le distanze”, dice il sottosegretario Stefano Buffagni.