Le fonti ufficiali dicono che il tema non è stato affrontato durante il summit Conte-Di Maio-Salvini di lunedì sera, ma quello delle nomine Ue è uno dei temi caldi delle ultime settimane, in vista del prossimo Consiglio europeo tra i capi di Stato e di governo del 20-21 giugno dove inizieranno ufficialmente le trattative sulle nomine delle alte cariche dell’Unione. L’Italia, nonostante sia rimasta in seconda fila, con il presidente del Consiglio che ha tenuto pochissimi incontri bilaterali e Matteo Salvini che ha disertato per la sesta volta su sette il Consiglio europeo dei ministri dell’Interno, spera comunque di ottenere una poltrona influente a Palazzo Berlaymont, magari quella del commissario per il commercio o la concorrenza, o comunque con un portafoglio economico. La sensazione è che, qualunque sia l’incarico, il rappresentante italiano sarà di espressione leghista, visti i risultati del voto del 26 maggio. E i nomi dei candidati iniziano a circolare.

Il ministro dell’Agricoltura, Gianmarco Centinaio, non ha dubbi sul nome giusto da portare in Europa: il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Giancarlo Giorgetti. “Giancarlo è una risorsa per l’Italia, indipendentemente dal fatto che sia un esponente della Lega. La sua competenza, la sua serietà e la sua professionalità sono riconosciute da tutti, in modo trasversale. Se andasse in Europa sarebbe un ottimo risultato per il nostro Paese”, ha detto ai microfoni di Circo Massimo, su Radio Capital. “È altrettanto normale – ha aggiunto – che ci sarebbe una forte risorsa in meno all’interno del governo e a quel punto bisognerebbe trovare non qualcuno che lo sostituisca, che per me è una mission impossible, ma che faccia almeno la metà di quello che fa lui”.

Il nome di Giorgetti è stato il primo a circolare nell’immediato post elezioni, visto che si tratta di un membro di alto rango del Carroccio, anche se non ha mai ricoperto incarichi europei o di contatto con Bruxelles. E questo potrebbe rappresentare un ostacolo alla sua nomina.

Chi, invece, un alto profilo europeo ce l’ha è il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, che a domanda diretta risponde senza giri di parole: “Sono a disposizione – ha dichiarato a margine del primo Luiss Diplomatic Forum -, ma non sono assolutamente candidato a nulla in ambito europeo. Si tratta di una scelta che dovrà fare il governo e quindi su questo bisogna comprendere quali saranno gli orientamenti. Occorre naturalmente un placet di chi sarà designato presidente della Commissione”. Se le competenze europee giocano a suo favore, a frenare un’eventuale nomina di Moavero è il fatto di non appartenere al clan leghista. Con una vittoria così schiacciante alle ultime europee, difficilmente il Carroccio si priverà della possibilità di piazzare uno dei suoi uomini in Commissione.

Questo vincolo è proprio quello che ha fatto rapidamente calare le quotazioni di due nomi usciti pochi giorni dopo il voto e che sarebbero stati più facilmente digeribili dalla nuova maggioranza Ue: quello di Guido Crosetto e di Giulio Tremonti. Entrambi, inoltre, avrebbero dovuto ottenere anche l’ok dei partner pentastellati.

Fonti della Lega sentite da Politico hanno indicato invece nel Sottosegretario di Stato del Ministero degli Affari Esteri, Guglielmo Picchi, uno dei papabili candidati del Carroccio per ricoprire il ruolo di commissario Ue. Il profilo di Picchi mette insieme competenze economiche e nelle relazioni internazionali, ma stiamo parlando di un “falco” della Lega che si è scontrato con il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, sulla vendita di armi alle petromonarchie del Golfo e di uno di quelli che più guardano al modello Stati Uniti di Donald Trump.

Un membro del Carroccio in Commissione Ue non è certo ciò a cui aspira la nuova possibile maggioranza europea composta da Popolari, Liberali e Socialisti. Per questo motivo, il ruolo di mediazione svolto da Giuseppe Conte è di fondamentale importanza. Il premier lo sa e, secondo quanto trapelato dall’incontro di Palazzo Chigi, ha chiesto “carta bianca per trattare con l’Ue”, allontanando così la possibilità, almeno nell’immediato, di vedere Alberto Bagnai come erede al dicastero che fu di Paolo Savona, passato alla presidenza di Consob.

Maggiori chiarimenti si avranno dopo il 21 giugno, quando si sarà concluso il prossimo Consiglio europeo. Nell’ultimo incontro di maggio, Conte si è presentato pochi minuti prima della riunione senza tenere, unico tra i suoi omologhi insieme a Theresa May, alcun bilaterale. Anche nelle ultime settimane, l’Italia non si è mai seduta ai tavoli riservati alle contrattazioni sulle nomine di alto livello all’Unione europea. Non si trovava al pranzo organizzato da Macron con i leader Liberali e Socialisti a cui hanno partecipato Pedro SanchezAntónio Costa, Mark RutteCharles Michel.

Lunedì il premier si è sentito telefonicamente con il primo ministro croato Andrej Plenkovic, mentre per martedì è in programma una chiamata con il primo ministro lettone Krisjanis Karins. Ma l’incontro più importante è quello che si è tenuto sempre lunedì, a Palazzo Chigi, tra Conte e lo Spitzenkandidat dei Popolari, Manfred Weber. Il tedesco, che vede a rischio la sua candidatura al top job della Commissione Ue, è venuto a chiedere appoggio al governo italiano per cercare di ottenere i numeri in Consiglio Ue. Il premier avrà invece chiesto rassicurazioni sulle prossime nomine e su un ruolo non di secondo piano dell’Italia nella prossima legislatura Ue. Un accordo che, se venisse rispettato, renderebbe l’elezione di Weber un vantaggio per Roma, ostacolando anche l’ascesa di un tedesco alla guida della Banca Centrale Europea.

Twitter: @GianniRosini

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