L’Emilia-Romagna “rossa” regge l’urto dell’ondata leghista e riparte dai ballottaggi per tentare l’impresa di mantenere il governo della Regione alle elezioni in autunno, in un territorio che per la prima volta è contendibile. Sulle Regionali è inevitabile che si allunghi l’ombra della sconfitta di Ferrara, fortino del centrosinistra dal Dopoguerra, e Forlì. Eppure nel complesso il centrosinistra resiste all’urto. Su 235 Comuni, il centrosinistra ha vinto in 174, la destra in 45, mentre i restanti 16 escono dalle urne con un tratto marcatamente civico. Su cinque grandi città, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Cesena e Forlì, a cui aggiungere Carpi (Modena) che conta 71mila abitanti, il centrosinistra vince in quattro, col trionfo al primo turno a Modena e le nette affermazioni al ballottaggio a Reggio Emilia, Cesena e Carpi, grazie anche ad alleanze larghe con la sinistra e il civismo.

Tutto questo non avviene tanto per una chiamata alle urne del Pd, ma grazie a ciò che ha fatto per i suoi concittadini che hanno analizzato, in modo scientifico, provvedimenti, miglioramenti e progetti. Come a San Lazzaro (Bologna), dove Isabella Conti è stata riconfermata con un plebiscito dell’81 per cento. O, per fare solo qualche esempio, ancora nel Bolognese, a Molinella, con Dario Mantovani; a Valsamoggia, con Daniele Ruscigno; a Casalecchio, con Massimo Bosso; a Castelmaggiore, con Belinda Gottardi e ad Argelato, con Claudia Muzic. Senza dimenticare Carpi, nel Modenese, con Alberto Bellelli. Una squadra di amministratori giovani e lungimiranti che hanno badato più ad ottenere risultati che alle eterne divisioni e ai rituali di partito all’interno del Pd, costruendo una forte ossatura che, Comune per Comune, ha resistito all’avanzata della Lega.

Un risultato che fa ben sperare per le Regionali in cui, a questo punto, il bilancio dei provvedimenti concreti della giunta Bonaccini peserà tantissimo, molto di più – e il Pd se lo augura – delle preferenze dei cittadini a livello nazionale che, come si è visto alle Europee, favoriscono il Carroccio e, in questo caso, la candidata più appetibile rimasta in campo dopo l’impegno di Alan Fabbri per Ferrara, la sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni. “Le sconfitte di Ferrara e Forlì bruciano – dice il governatore a Repubblica.it – ma la Lega non stappi bottiglie di champagne e non canti vittoria: siano più umili, noi ce la batteremo”. Ma tra gli esperti c’è chi consiglia cautela: “Bonaccini ha lavorato benissimo, è stato uno dei migliori governatori, però chi non teme in questo caso è un pazzo” certifica Pierferdinando Casini, bolognese, senatore eletto nel centrosinistra.

Il Pd, insomma, non può permettersi di prendersi il rischio di un eccesso di sicurezza. Per questo, anche oggi, il segretario dell’Emilia Romagna, Paolo Calvano, nel riconoscere che “il centrosinistra è in campo, grazie anche a profili amministrativi di qualità che hanno ribaltato i dati delle Europee” ha raccomandato di affrontare la sfida delle Regionali “con i piedi ben piantati per terra, con la giusta umiltà, ragionando insieme a tutto il centrosinistra e al civismo”. Sì, perché il civismo e l’alleanza con la sinistra e Italia in Comune del sindaco di Parma, l’ex M5s Federico Pizzarotti, sono, a questo punto, imprescindibili. Non a caso, il presidente Bonaccini, all’indomani del primo turno ha parlato della necessità di “costruire un cantiere” per le Regionali in cui dare spazio a “un centrosinistra plurale” e “al civismo”.

Del resto, nei corridoi del Pd emiliano-romagnolo e, tra i militanti, la preoccupazione per l’esito delle Regionali è tanta e basta anche solo un’affermazione considerata troppo trionfalistica a far saltare la mosca al naso al popolo democratico. Il parlamentare bolognese Andrea De Maria ha dichiarato oggi che “i dati complessivi dell’Emilia-Romagna ci dicono che ci sono le condizioni per vincere la sfida delle regionali”. Un’analisi condivisa sulla sua pagina facebook ma che è stata accolta da una ridda di commenti polemici da parte di militanti arrabbiati ma, soprattutto, impauriti dalla prospettiva che la Regione, dopo la caduta di Ferrara e Forlì, sia costretta a cambiare colore politico, anche se De Maria stesso ha specificato che si tratta di “una vittoria che non dobbiamo dare per scontata, ma tutta da conquistare”.

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