La Procura di Palermo ha avviato delle indagini sul Matteo Salvini. A rivelarlo è  Avvenire scrivendo che i magistrati stanno analizzando i provvedimenti presi dal suo ministero in tema di salvataggi in mare e procedure di sbarco, in particolare riguardo all’ultimo episodio che ha coinvolto la nave della ong Sea Watch, anche se i reati ipotizzati “non sono noti”. La notizia arriva a cinque giorni dalle dichiarazioni dello stesso ministro dell’Interno che, il 1 giugno, dopo il dissequestro della Sea Watch 3 da parte della Procura di Agrigento, aveva attaccato i magistrati ipotizzando nuove indagini nei suoi confronti: “Continua la politica buonista di alcune procure – aveva dichiarato – Dopo Firenze anche Agrigento. Non mi stupirebbe l’apertura di un procedimento penale a mio carico da parte del Tribunale dei ministri di Catania”. 

Stavolta a investigare, però, è la Procura di Palermo. Ciò che è certo, continua il quotidiano della Cei, è che “la polizia giudiziaria ha acquisito gli atti del ministero dell’Interno e quelli del ministero delle Infrastrutture per il caso della Sea Watch”, la nave con a bordo 65 migranti sbarcata a Lampedusa, nonostante la diffida inviata dal dicastero guidato da Salvini, e sequestrata dalla Procura di Agrigento che ha anche indagato il comandante. 

A rivelare l’esistenza delle indagini, si legge, non sono fonti della magistratura, ma il Comando generale del Corpo delle capitanerie di porto. Rispondendo alla richiesta di accesso agli atti depositata il 21 maggio, il Viminale ha fatto sapere di non poter fornire la documentazione relativa al caso e neanche la copia delle comunicazioni interne alle autorità italiane perché “l’evento in parola è oggetto di indagine da parte della procura della Repubblica presso il tribunale di Palermo e, pertanto, sui relativi atti sussistono le limitazioni all’accesso”. Era stato l’avvocato Alessandra Ballerini a chiedere, per conto dell’Associazione Diritti e frontiere (Adif), la consegna del “contenuto dei provvedimenti emessi e delle comunicazioni trasmesse, a far data dal 15 maggio scorso, da parte del ministero dell’Interno, ovvero, del ministero delle Infrastrutture”, in riferimento al “divieto di approdo delle nave nei porti italiani”.