Fino a giugno detiene la la presidenza semestrale del Consiglio Ue, ma è anche sorvegliata speciale della Commissione europea. La Romania non è chiamata alle urne soltanto per eleggere i suoi europarlamentari, ma anche per votare un referendum consultivo su due quesiti relativi all’amnistia e grazia per reati di corruzione e alle ordinanze di urgenza per reati penali. Un referendum fortemente voluto dal presidente Klaus Iohannis, che è risultato valido, avendo registrato un’affluenza di circa il 40%, molto al di sopra del quorum minimo del 30% previsto dalla legge. Al centro della consultazione temi per i quali Bucarest è nel mirino di Bruxelles che si è già espressa in passato contro la carenza di stato di diritto e lotta alla corruzione nel Paese, anche bocciando l’ultima riforma della Giustizia. Una crisi iniziata già nel 2017 con oceaniche manifestazioni di piazza contro la linea del governo in tema di giustizia.

Due i quesiti sottoposti agli elettori. Il primo riguarda l’amnistia e la grazia per reati legati alla corruzione e il secondo le ordinanze di urgenza relative ai reati penali. Le ordinanze d’urgenza sono state molto usate dal governo socialdemocratico che attraverso questa pratica, permessa dalla costituzione solo per casi particolari, è arrivata a cambiare perfino il codice penale, subendo feroci critiche anche dalle istituzioni Ue. Uno scontro che è stato determinante nel convincere gli elettori a recarsi più numerosi alle urne, rispetto alle ultime parlamentari (solo il 40% si recò al voto) e al referendum sulla famiglia tradizionale che non raggiunse il quorum facendo registrare una partecipazione di circa il 20%.

L’alta affluenza potrebbe dare forma all’ennesima crisi politica degli ultimi anni. La partecipazione al voto, infatti, gioca contro l’alleanza di governo composta dai socialdemocratici del Psd e Alde (liberaldemocratici) sia per quanto riguarda il referendum, sia per le elezioni europarlamentari. I sondaggi infatti danno il Psd in netto calo (21%) e l’Alde intorno al 10%, mentre il principale partito di opposizione, il Partito nazional-liberale, è attestato da solo al 28,5%. Accanto ai liberali, sono salite tra le file dell’opposizione le quotazioni dell’alleanza Usr (Unione salvate la Romania)-Plus (il nuovo partito creato dall’ex premier Ciolos) la cui percentuale di consensi è del 19,6%. D’altra parte, però, anche i dissidenti del Psd confluiti nel partito Pro Romania dell’ex premier socialdemocratico, Victor Ponta, si aggirano attorno al 10%. Dunque, l’equilibrio è ancora forte e le Europee saranno utilissime a misurare il termometro politico di un Paese il cui rapporto con l’Unione Europea, proprio nei mesi della presidenza del Consiglio, è diventato negli ultimi tempi molto teso.

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