ATTENZIONE SPOILER!

Il gioco del Trono si è concluso e dopo otto anni ha lasciato orfani i fan di mezzo mondo, me compresa. Prima di parlare di questo, però, vorrei spendere qualche parolina nei confronti di quel milione di fan che ha chiesto a gran voce di rigirare completamente l’ottava e ultima stagione e lo ha fatto addirittura tramite una petizione ad hoc! L’interattività col mezzo comunicativo è una grande possibilità dei nostri giorni e ci ha permesso di fruire e condividere informazioni, notizie, film e ovviamente serie tv, ma a tutto c’è un limite. A mio avviso questa petizione è una cosa ridicola, pretenziosa e poco intelligente.

Il cinema ha un potere straordinario, che è quello di traghettare lo spettatore verso mari inesplorati, verso continenti lontani e misteriosi, permette l’immedesimazione e la riscoperta di sé attraverso i suoi variegati personaggi e le loro storie. Lo scopo del cinema, la sua missione più grande, è una sola: emozionare. E come potrebbe emozionare un film del quale io stessa ho già deciso il finale? Che razza di fine farebbero tutte le straordinarie pellicole cinematografiche di questo mondo se ogni spettatore stabilisse il suo finale? E che funzione mai avrebbero i registi, gli sceneggiatori e tutti coloro che lavorano per la creazione di un sogno chiamato Cinema, se l’unico scopo diventasse quello di compiacere lo spettatore?

Sarebbe la fine di tutto. Perciò questo milione di persone che ha vissuto un tradimento delle proprie aspettative, e per questo si sono sentite frustrate, non capiscono che in realtà hanno semplicemente provato un’emozione pura e molto potente e come tale destabilizzante. Le emozioni sono impetuose, irrazionali e spesso confondono l’animo umano. Rabbia, sgomento, tristezza, delusione, gioia, eccitazione: tutto fa parte del bagaglio emozionale di un film e ciò che crea quella profonda empatia tra spettatore e cinema risiede proprio nella sorpresa, nell’inaspettato, nella confusione e a volte nella delusione.

Tutti noi abbiamo sperato che Jack salisse su quel maledetto pezzo di legno che era visibilmente grande abbastanza sia per lui che per Rose e abbiamo insultato James Cameron per quella scelta che ci è sembrata ridicola, ma che in realtà ha solo deluso le nostre aspettative romantiche. Ma la bellezza di quel finale sta proprio in quella precisa emozione, nella delusione per una scelta di scrittura che non è stata fatta a caso, non è stato un capriccio degli sceneggiatori, ma la giusta chiusura di un cerchio narrativo che parla dell’amore di una ricca signorina per bene per un ragazzotto dei bassifondi che la salva “in tutti i modi in cui una donna può essere salvata”. Compresa la morte.

Lo stesso cerchio narrativo che si chiude alla perfezione in questa ultima e malinconica puntata di Game of Thrones. Per anni abbiamo pianto, riso, tremato di rabbia e di paura insieme ai protagonisti di questa serie incredibile, grazie ad attori per lo più sconosciuti e bravissimi che con il passare del tempo sono diventati estremamente familiari. La forza e la bellezza di una fotografia epica, la grande maestria dei vari registi che si sono susseguiti nel corso degli anni, la potenza di una storia – quella del Trono di Spade – che non ha eguali. E questa stagione finale, apparentemente frettolosa, regala invece una splendida visione d’insieme, una commovente panoramica di questi otto anni. Il cerchio si chiude, il destino dei nostri eroi si compie finalmente e ognuno trova la propria strada.

Alcuni moriranno, vittime della loro stessa follia e della smania di potere (Daenerys) o di un’insana e distruttiva passione amorosa (Jamie e Cersei). Altri torneranno a casa, quella a cui appartengono veramente e ritrovano il loro vero posto nel mondo: Jon al suo Nord, quello che lo ha visto diventare uomo e che ha segnato profondamente tutto il suo cammino (“Il Nord scorre dentro di te, il vero Nord” gli disse Tormund), Arya e la sua anima inquieta alla scoperta del mondo inesplorato, “dove tutte le mappe s’interrompono” (il suo addio a Jon è uno dei momenti più commoventi di tutta la serie), Sansa che onora profondamente le radici della sua famiglia diventando Regina di un Nord libero e indipendente, Tyrion destinato a vegliare su chi governa con la sua preziosa saggezza e infine Bran the broken (lo spezzato), primo re finalmente scelto dai sudditi, simbolo di condivisione e dialogo, depositario della memoria collettiva, perché non si ripetano più gli errori del passato. “Chi meglio di lui può guidarci nel futuro?” dice Tyrion in uno dei suoi più bei monologhi di tutta la serie.

Un finale degno di una grande storia. Cronaca di guerre, di amori, di cavalieri, di draghi, di leoni e di lupi. Di ghiaccio e di fuoco. Lo ammetto, sono molto triste. Molto.

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