Un anno di stagnazione e crescita zero, ma con stime leggermente migliori rispetto a quelle di un mese e mezzo fa. E l’aumento delle spese sociali che aiuteranno “a ridurre la povertà“. Almeno secondo l’Ocse, che nel suo Economic Outlook ha rivisto in leggero rialzo le stime sulla crescita del’Italia. A inizio aprile, infatti, l’organizzazione internazionale con sede a Parigi stimava per Roma un Pil in calo dello 0,2% quest’anno e in espansione dello 0,5% il prossimo. Adesso invece le previsioni dello zero per il 2019 di +0,6% per il 2020.

A crescere, però, dovrebbe essere anche il rapporto deficit/Pil: dal 2,4% del 2019 al 2,9% nel 2020, portando il debito pubblico al 135% del Pil nello stesso anno. La manovra presentata dal governo giallo-verde per il 2019, prosegue l’Ocse, “prevede misure nette pari allo 0,6% del Pil, per lo più consistenti in una maggiore spesa sociale attraverso un nuovo regime di prepensionamento (per un periodo di tre anni) e un nuovo e schema di reddito minimo garantito più generoso (reddito di cittadinanza)”. “Queste politiche espansive – avverte l’organizzazione – verranno compensate solo in parte da tagli alla spesa di almeno 2 miliardi di euro come concordato con la Commissione europea e maggiori imposte sul reddito d’impresa”. Le stime fanno inoltre presupporre che il governo “farà attuare solo circa la metà dei previsti aumenti dell’Iva nel 2020, pari a circa l’1,3% del Pil in totale”. Per questo, e ipotizzando che non vi siano altri “importanti cambiamenti politici”, il rapporto deficit/Pil dovrebbe crescere ulteriormente, al 2,9% del Pil nel 2020, raggiungendo un rapporto debito pubblico pari al 135% del Pil nello stesso anno.

È proprio l’elevato rapporto tra debito pubblico e Pil a tenere l’Italia in una posizione “vulnerabile rispetto alle variazioni dei tassi di interesse, limitando le scelte politiche per stimolare la crescita e perseguire obiettivi sociali”. L’organismo internazionale invita quindi il governo ad attuare un “piano di riforma a medio termine chiaro e credibile per stimolare la crescita e ridurre il rapporto debito/Pil”. Un “prerequisito”, prosegue l’organismo, per migliorare la “credibilità” di bilancio e ridurre i tassi di interesse che pesano sul debito italiano.

Sempre secondo l’Ocse, poi, il “previsto e sostanzioso aumento delle spese sociali aiuterà a ridurre la povertà“: è quanto afferma l’Ocse nella scheda consacrata all’Italia dell’Economic Outlook presentato oggi a Parigi, sottolineando che la spesa sociale “dovrebbe essere equa tra generazioni e al tempo stesso promuovere anche la crescita dell’occupazione, in particolare tra donne e giovani”. Sul fronte del lavoro, però, la disoccupazione in Italia ha smesso di diminuire e rimane alta, soprattutto tra i giovani e le donne”, mentre “un ampio rallentamento del mercato del lavoro e una stagnante produttività stanno frenando la crescita dei salari del settore privato”. A livello di numeri i disoccupati aumenteranno fino all’11,7% nel 2019, dal 10,6% dello scorso anno, per poi arrivare sopra il 12,3% nel 2020.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Successivo

Crescita, l’Istat stima il Pil 2019 a +0,3%: previsione più alta di quella del governo. Consumi in rallentamento rispetto a 2018

next