Un’alleanza tra Pd e M5s? Mentre si riapre il dibattito sulle possibili maggioranze alternative al governo Lega-M5s, il sindaco di Milano Giuseppe Sala è intervenuto per ribadire la distanza tra i democratici e i 5 stelle. Ma ha anche riconosciuto la necessità di trovare altre forze oltre il Pd perché il centrosinistra possa rinascere e aspirare a governare. “Non è semplice un’alleanza con i 5 stelle”, ha detto a margine di un incontro a Washington dove è stato chiamato a parlare del modello Milano, “anche se riconosco che c’è una parte di loro che ha un’anima di sinistra o perlomeno si è portata a casa una parte dei nostri elettori. Penso che oggi il Pd non abbia un partner naturale, non lo sono neppure i 5 stelle”. Sala negli Stati Uniti è andato per parlare del modello Milano: “E’ una città modello a livello internazionale“, ha detto ai cronisti a margine, “e che vuole imparare da altre città, come Los Angeles, Denver, Shanghai. Ma non possiamo certo imparare da Roma. Milano sta vivendo una età dell’oro, Roma invece sta vivendo un periodo molto difficile, soprattutto perché non funzionano i servizi pubblici”.

Sala in questo momento è tra i leader che più vengono presi in considerazione nel centrosinistra. E proprio il primo cittadino ha sollevato il problema per il Pd di riuscire a ragionare sugli alleati. Quindi se i 5 stelle non vanno bene, come detto da lui e ribadito in queste ore dai dirigenti Pd, è necessario cercare convergenze con altre forze: “Con la legge elettorale attuale non ci sono i numeri per governare”, ha detto, “quindi bisogna trovare formule per far crescere la sinistra e non solo il Pd, che molto difficilmente potrà avere i numeri, anche se non parlo delle prossime elezioni. Io sono un teorico della nascita di nuove forze a sinistra, e penso che sia sbagliato pensare se servano a destra o a sinistra del Pd perché sono gabbie che ti uccidono“.

Il sindaco, intervistato da Repubblica, ha quindi spiegato meglio il concetto che vuole esprimere e soprattutto quale messaggio vuole mandare ai colleghi a sinistra: “Io”, ha dichiarato, “porto rispetto per il prezioso lavoro di riorganizzazione del partito che sta facendo Zingaretti, ma è evidente che se non nascono altre forze a sinistra, il Pd che potrà fare? Al massimo una bella opposizione”. In generale per Sala “ci sono oggi almeno quattro questioni fondamentali, e cioè equità sociale, lavoro, ambiente e sicurezza. A questo elenco si può certamente dare una risposta di destra o di sinistra, ma soprattutto servono risposte credibili e non schematiche“. Sulla sua posizione, ha specificato: “Sto a sinistra, ma mi ritengo più liberista del Pd in materia di economia e sono probabilmente più a sinistra del Pd in materia di diritti civili. Per me esiste la necessità di parlare con tutti, diciamo con i ‘padroni’ e con i lavoratori. Lo sviluppo si ottiene ragionando di economia con chi l’economia la fa”.

Sala ha anche parlato della richiesta di condanna a 13 mesi per abuso d’ufficio quando era commissario di Expo, “non ho mai avuto consapevolezza della retrodatazione di quel documento, pur avendolo firmato”, ha replicato Sala. “Non ci sono prove che ne fossi al corrente, non una mail, un sms, una testimonianza. Quindi come potrei non essere amareggiato? Con l’Expo mi sembra di aver fatto un miracolo e la retrodatazione non ha provocato alcun effetto illecito”. Quanto all’inchiesta della dda milanese sulle tangenti che coinvolge la Regione Lombardia, “se al governo stanno sempre gli stessi, forse certe distorsioni nascono”, ha detto. “E al di là dell’inchiesta penale, e del fatto che secondo me Attilio Fontana non appartiene alla cricca della corruzione, posso dire una cosa? Oggi è chiaro che i leghisti vogliono riprendersi Milano. Rispondo che al primissimo turno noi dobbiamo presentarci alle elezioni in Lombardia con il massimo della forza e, dopo 30 anni di governo di centrodestra, conquistarla”. Su Matteo Salvini, “se li mette tutti contro, ma quando l’aria cambierà lo molleranno tutti, un film già visto”, chiosa.

Per Sala “parlare degli stipendi dei politici è un tabù, invece la questione c’è e va affrontata. Credo che un consigliere comunale a Milano non possa vivere con quello che prende, cioè 1.200 euro al mese. L’argomento, tenuto sotto la sabbia, è cruciale e la soluzione forse è avere molti meno politici e pagarli il giusto”, ha concluso. “Oggi si sono affacciati due estremi nella politica. Chi è ricco, oppure chi non ha niente e non ha alcun curriculum nel mondo del lavoro. Il risultato complessivo è troppi incompetenti nella stanza dei bottoni”.

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