In seguito alla fuoriuscita di petrolio, riconosciuta da Eni a febbraio 2017, che contaminò il reticolo idrografico della Val d’Agri, l’Arpa Basilicata è intervenuta in supporto dei carabinieri del Noe nelle attività di indagine e campionamento “effettuando 17 sopralluoghi e 48 campionamenti delle matrici ambientali (suolo, sottosuolo e acque sotterranee), nonché 4 prelievi di acque reflue”. A febbraio, marzo e aprile 2019 l’Arpab ha poi effettuato “i campionamenti delle acque sotterranee previste dal piano di caratterizzazione e ha fatto presente che le attività richieste dalla conferenza di servizi sono in fase di completamento”. È il sottosegretario all’Ambiente Salvatore Micillo (M5S) a rispondere all’interrogazione della deputata di Leu Rossella Muroni, con la quale l’ex presidente di Legambiente nei giorni scorsi ha chiesto conto di alcune azioni ritenute “non più rinviabili” dopo l’inchiesta per disastro ambientale della procura di Potenza. L’accordo quadro per il potenziamento del monitoraggio ambientale in Basilicata, la cui firma è già stata rinviata una volta? Per il ministero tutto sarà pronto a breve, ma la risposta non convince l’ex numero uno di Legambiente. 

IL DOPPIO RUOLO DEI MINISTERI – Micillo ricorda che il ministero dell’Ambiente si è costituito parte civile nel processo penale, già pendente dinanzi il Tribunale di Potenza, per il risarcimento dei danni derivanti all’ambiente in relazione alle attività del Centro Oli dal 2011 al 2014. Nell’ambito di quel procedimento, spiega Micillo “ai responsabili della società (Eni, ndr) sono stati contestati reati concernenti le emissioni in atmosfera (violazione delle prescrizioni AIA) e la gestione dei reflui”. Immediata la risposta di Rossella Muroni, che nel testo ha chiesto il riconoscimento da parte dei ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico della responsabilità oggettiva di Eni e il diniego dell’istanza di proroga della concessione: “Assurdo – dice – che mentre il ministero dell’Ambiente si costituisce parte civile nel processo, visto che l’inquinamento e il danno ai cittadini ci sono stati, il ministero dello Sviluppo Economico possa anche solo valutare la possibilità di prorogare la concessione Eni della Val d’Agri”. Sul fronte dell’istanza di proroga “anche se la competenza è del Mise – aggiunge la deputata – è evidente quanto possano influire le osservazioni del Mattm”.

LA QUESTIONE DEI CONTROLLI – Tornando alla questione dei controlli, come spiega sottosegretario “al fine di intensificare l’attività di monitoraggio nell’area della Val D’Agri, successivamente allo sversamento di greggio, a partire da aprile 2017 sono stati individuati ulteriori punti di campionamento rispetto a quelli compresi nel Piano regionale di Tutela delle Acque”. Ispra è stata coinvolta nelle attività, “pur trattandosi di un impianto non rientrante nelle proprie ordinarie competenze”, in ragione dell’Accordo di Programma Quadro siglato a gennaio 2017 tra ministero dell’Ambiente, Regione, la stessa Ispra e Arpab. L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ha così fornito il supporto tecnico scientifico ad Arpab “per il potenziamento del monitoraggio ambiente nel Centro oli”. 

L’ACCORDO DI PROGRAMMA – Da luglio 2018, data di scadenza dell’accordo, si sono svolte “diverse interluocuzioni” tra i vari soggetti coinvolti con l’obiettivo di giungere al rinnovo. Ad oggi “la bozza è stata già predisposta da Ispra – annuncia il sottosegretario all’Ambiente – e sarà sottoscritta a breve”. In realtà il ministro Sergio Costa avrebbe dovuto recarsi alla prefettura di Potenza per la firma l’8 marzo scorso, ma l’appuntamento è saltato a causa di non meglio precisati “problemi tecnici”. Da allora sono passati due mesi senza che accadesse nulla. Il sottosegretario Micillo, però, durante il question time annuncia che “tra gli ambiti di collaborazione dell’accordo quadro si sta valutando di l’opportunità di comprendere anche l’attività di autorizzazione e controllo dei procedimenti di Aia, Via e Vas, con particolare riferimento proprio alle concessioni di Val D’Agri e Gorgoglione”. Questo prevederebbe “l’affiancamento in sopralluoghi e visite ispettive – continua Micillo – oltre che la collaborazione nell’ambito dei procedimenti di bonifica dei siti contaminati, nei Sin o in altre zone contaminate o potenzialmente tali della Basilicata e sui pozzi petroliferi non più produttivi che necessitano di chiusura mineraria, bonifica e ripristino”.

LA REPLICA – Secondo la firmataria dell’interrogazione la risposta del ministero dell’Ambiente “è ulteriore riprova del fatto che la situazione è grave”. Non solo perché “l’accordo quadro è ancora da rinnovare”, ma anche perché “nell’attesa del rinnovo – sottolinea la deputata di Leu – preoccupa molto quanto sta emergendo dalle carte dell’indagine sul fronte della legalità, dell’inquinamento e soprattutto sulla possibilità che gli stessi problemi si riscontrino anche per i serbatoi della raffineria Eni di Taranto, che riceveva gli oli di Viggiano”.