L’Italia ha una nuova legge elettorale: l’approvazione definitiva del cosiddetto Rosatellum ter è passata sotto silenzio, ma è avvenuta oggi alla Camera. La riforma è semplice, ma ha un effetto significativo. Resta il sistema misto proporzionale-maggioritario con cui il Paese è andato alle urne alle Politiche del 4 marzo 2018, ma si modificano i seggi da attribuire nei collegi uninominali: non saranno più stabiliti con un numero fisso ma in rapporto al numero dei parlamentari. Resta la proporzione tra i seggi assegnati con il maggioritario e quelli distribuiti con il proporzionale. La riforma è stata proposta dalla maggioranza Lega-M5s per applicare il sistema attuale vigente alla legge costituzionale che taglia il numero dei parlamentari (400 deputati e 200 senatori). Bisogna ricordare che la Lega nel 2017 contribuì all’elaborazione e all’approvazione del Rosatellum bis (con cui l’Italia è andata alle elezioni politiche del 2018), mentre il M5s votò sempre in modo contrario insieme al resto della sinistra allora rappresentata da Mdp e Sinistra Italiana.

L’Aula di Montecitorio ha approvato la riforma in modo definitivo con 269 sì, 167 no e 14 astensioni. Il provvedimento era stato approvato in Senato a febbraio e alla Camera ha incassato il via libera senza ulteriori modifiche. La settimana scorsa sono stati presentati 20 emendamenti, tutti respinti, e votati a scrutinio segreto su richiesta del Pd. Il voto di Montecitorio ha rappresentato l’ultimo passaggio parlamentare per il provvedimento, che con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale diventerà ufficialmente legge.

Cosa accadrà, dunque, se e quando la riforma costituzionale del taglio dei parlamentari diventerà effettiva? Accadrà che i parlamentari eletti con il sistema uninominale (con il collegio in cui vince il candidato più votato) diventeranno 221 tra Camera e Senato contro gli attuali 348: a Montecitorio 147 e a Palazzo Madama 74. Gli altri 379 saranno eletti con il listino bloccato proporzionale.

Come meccanismo, come detto, il Rosatellum ter ricalca quello del “bis”: un sistema elettorale misto, in cui la distribuzione dei seggi è per il 36 per cento maggioritaria (collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui vince il candidato più votato) e per il 64 per cento proporzionale, nell’ambito di collegi plurinominali. In questo caso sono previsti dei listini corti bloccati, tra due e quattro candidati.

Il testo del Rosatellum Ter è stato elaborato dai senatori Gianluca Perilli e Stefano Patuanelli per il M5s e da Roberto Calderoli per la Lega – e punta come detto a garantire l’applicabilità delle leggi elettorali, indipendentemente dal numero dei parlamentari. Contrario tutto il centrosinistra e in generale tutti i partiti più piccoli. “Quella che viene fuori è una vera schifezza rispetto al formato dei collegi” ha detto in aula Riccardo Magi, di +Europa. “Voi – ha detto rivolto alla maggioranza – affrontate questa ‘leggina‘ come se fosse un fatto burocratico un semplice adeguamento alla sciagurata riforma della Costituzione che abbiamo approvato pochi giorni fa”. Magi evoca anche “ricadute sul piano di costituzionalità, perché non si avrà un peso uguale dei cittadini ma cambierà se si è cittadini di un posto o di un altro”. Riguardo alle dimensioni dei collegi, secondo il capogruppo di Liberi e Uguali Federico Fornaro, “si amplificano i difetti del Rosatellum“. “Mi fa specie che oggi approviamo un testo che darà più forza al Rosatellum”, ha aggiunto, anche perché si rischia ad esempio che “una lista che prenderà un milione di voti, avrà poi uno o due senatori“.

Tra gli astenuti i deputati dei Fratelli d’Italia: il partito di Giorgia Meloni ha attaccato in particolare la Lega sul fronte della rappresentanza dei piccoli territori in chiave elettorale: “In questa legge – ha affermato in Aula il deputato Paolo Trancassini – voi prendete un impegno con il Sudtirolo e cioè gli dite: ‘Tu avrai un tuo rappresentante, Rieti no’. Allora, agli amici della Lega dico: vengono prima gli italiani di quelli che fanno finta di essere italiani”. “Voi descrivete questa legge come un tecnicismo – ha aggiunto – mentre è una presa d’atto e in ogni caso sarebbe un’occasione mancata per discutere di legge elettorale”. FdI ha deciso di astenersi nella speranza, ha spiegato Trancassini, che “da parte della Lega, che ci sia un ravvedimento”. Per Forza Italia, che ha votato contro, “questa non è una legge di adeguamento ma è una vera e propria legge elettorale della maggioranza fatta sulla base della riduzione dei parlamentari ma che non dialoga con il resto del sistema costituzionale e che impone una forzatura“.

Dalla maggioranza risponde la Lega, con il capogruppo in commissione Affari costituzionali Igor Iezzi: “Non abbiamo modificato alcun meccanismo – dice – La legge elettorale resta la stessa di prima. Abbiamo solo approvato una serie di norme che la adeguano rispetto al taglio del numero dei parlamentari, provvedimento che la Lega sostiene e che vuol portare fino in fondo. L’obiettivo era e resta questo, non la riforma della legge elettorale. Molte delle voci contrarie a questo adeguamento si lamentano di un’occasione persa, ma in realtà cercano solo di nascondere il terrore di perdere qualche seggio in Parlamento“.

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