Fabrizio Salini “non ha cambiato le vecchie politiche di gestione del personale” restando “immobile”, ma in azienda tutti “devono essere efficienti” a partire dai vertici. “Sennò, a casa”. Il consigliere di amministrazione Rai, Igor De Biasio, eletto in quota Lega, attacca l’amministratore delegato di viale Mazzini annunciando che la sua “fiducia a priori è finita”. E lancia la (sua) idea di un “grande piano del personale” perché “oggi siamo circa 13mila a lavorare” in Rai ma “per rilanciarla ne basterebbero 10mila”. Parole, espresse in un’intervista a Il Messaggero, che suonano come l’idea di tagliare il numero dei dipendenti e provocano la reazione del consigliere rappresentante dei dipendenti, Riccardo Laganà, e di Rita Borioni, eletta in quota Pd.

Per il primo le parole di De Biasio sono “molto gravi e pericolose”: “Prima di diffondere numeri approssimativi sul personale Rai – spiega Laganà – ci si dovrebbe occupare dei costi per consulenze, collaborazioni ed appalti esterni i cui numeri sono – al contrario – chiari ed inequivocabili (più di 80 milioni annui), per una Rai più rispettosa dei contribuenti e del Contratto di servizio”. Nel corso dei consigli di amministrazione, continua il rappresentante dei dipendenti, “ho da sempre parlato e proposto nuovi metodi per far emergere la meritocrazia attraverso l’applicazione virtuosa del concetto di trasparenza degli atti ed il rafforzamento dello strumento del job posting ma, su questi temi specifici, in particolare il consigliere di maggioranza De Biasio ed il presidente Foa non si sono mai mostrati concordi nell’attuare tali regole”. 

Per De Biasio, l’amministratore delegato “a oggi non ha cambiato le vecchie politiche di gestione del personale”. La Rai, ha aggiunto, “somiglia a una corazzata in cui noi tutti, con il Piano industriale, abbiamo impostato la rotta giusta, ma il comandante non ha ancora acceso i motori”. I soldi del canone, ha detto ancora De Biasio, “vanno usati in maniera responsabile, serve un grande piano del personale che d’accordo con i sindacati, e in base a merito e competenze, preveda molte uscite ma anche alcune entrate”. Il succo, insomma, è che Salini “deve decidere se passare alla storia come il primo a.d. capace di rinnovare la Rai (…) oppure se diventare il monumento alla melina”. Quindi l’annuncio: “Da parte mia, la fiducia a priori è finita. Lo misurerò dai fatti, volta per volta”.

Laganà, invece, insiste: “Lasciamo lavorare in autonomia l’ad Salini: come rappresentante dei dipendenti voglio credere nella sue intenzioni di valorizzare ed utilizzare appieno le eccellenze interne Rai, nel solco di una netta discontinuità con il passato nei processi di valutazione curricula e selezione, a cominciare già dalle prossime nomine Corporate e direzioni di genere. Ricordo che la difesa del lavoro insieme ad altri concetti, sono norme contenute nella Costituzione a cui noi consiglieri siamo tenuti a rispondere e a riconoscerci, esattamente come il contratto di servizio”. Per Rita  Borioni, consigliera di amministrazione vicina al Pd, “la proposta di massicce riduzioni di personale in Rai, avanzata da un consigliere di maggioranza, stabilite seguendo un sedicente principio di meritocrazia (di cui non affatto chiari i contorni, i criteri, gli ambiti, i limiti) rischia di trasformarsi rapidamente in epurazione. Salviamo il servizio pubblico e il pluralismo”. 

Le prime nomine di cui parla Laganà potrebbero arrivare già tra lunedì e martedì: Salini – si apprende – non vuole aspettare il voto per le Europee né farsi condizionare da pressioni interne all’azienda, dando spazio al merito e alla rappresentanza di genere. Sono circolati i nomi di Massimo Ferrario alla produzione Tv, di Felice Ventura al personale e di Marcello Giannotti alla comunicazione, ma non si escludono sorprese. In settimana sono attese anche le nomine alle direzioni di rete: a Rai1 si fanno i nomi di Milo Infante, Franco di Mare, Maria Teresa Fiore e Franco Argenziano, mentre dovrebbero restare invariate le direzioni di Rai2 e Rai3.

La tensione si addensa anche sul palinsesto estivo di Rai1, che la direttrice Teresa De Santis presenterà mercoledì. Dopo la levata di scudi dei Cinquestelle – in testa Luigi Di Maio – contro l’ipotesi di quattro speciali di Linea verde affidati all’ex deputata FI e Ncd Nunzia De Girolamo, i nomi circolati nei rumors di questi giorni sono quelli di Roberto Poletti (ex direttore di Radio Padania), Monica Marangoni, Pierluigi Diaco. Scelte che per l’ad non risponderebbero a logiche puramente televisive e di valorizzazione delle risorse interne.