Il decreto Sicurezza bis voluto da Matteo Salvini è ovviamente oggetto di commento, in particolare per le norme odiose e vessatorie contro chi salva dei migranti in mare. Un decreto che vuole favorire il fatto che i migranti nel Mediterraneo affoghino invece di poterlo attraversare.

Questo tratto inumano e nazistoide – che mette in discussione l’idea stessa di umanità come fenomeno unitario tornando alla logica medievale del castello e della foresta, del dentro e del fuori – non è però l’unico elemento del decreto. Vi sono alcuni elementi che, peggiorando la legislazione fascista del 1931, sono finalizzati a rendere nei fatti illegale qualsiasi pratica di lotta che travalichi i confini dell’ordinata sfilata. Con le norme che propone Salvini non esisterebbe la storia del movimento operaio italiano, perché il 90% delle lotte sarebbe stato illegale.

Vi ricordate il film Fragole e sangue, nel quale gli studenti seduti in terra vengono portati via dalla polizia facendo resistenza passiva? Con il decreto Sicurezza bis quella resistenza passiva sarebbe punibile fino a un anno di galera. Qualsiasi lotta dei lavoratori che banalmente escano da una fabbrica o da un ufficio per bloccare la strada potrà finire con la galera per i manifestanti in quanto anche la “resistenza passiva” verrà punita, a prescindere dalla “particolare tenuità del fatto”. Inoltre all’articolo 5 il decreto prevede un anno di galera “nel caso di riunioni non preavvisate o autorizzate”. Riunioni autorizzate o preavvisate? Siamo letteralmente allo Stato di polizia che peggiora la normativa varata dal fascismo nel 1931.

Si tratta concretamente di un decreto fascista, anticostituzionale, contro i migranti come contro gli italiani e le italiane che – come hanno fatto dal 1945 in avanti – cerchino, lottando, di far rispettare i propri diritti.

E’ del tutto evidente che il tratto fascista di Salvini non stia solo nell’elemento razzista che lo caratterizza, ma direttamente nel disegno di torsione autoritaria dello Stato. In questo quadro è bene sottolineare come la Lega, che storicamente chiedeva l’abolizione della figura del Prefetto, adesso invece tenda a utilizzarla al fine di garantire l’applicazione sul territorio delle pratiche reazionarie. Siamo quindi al tentativo di instaurare uno Stato di polizia in cui sia difficile dissentire e organizzare il dissenso, in cui la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza viene trattata come carta straccia.

Vi è una significativa convergenza tra lo sdoganamento politico e culturale del fascismo e questa pratica da regime che Salvini vuole introdurre. Contro queste pratiche è necessario che lo schieramento democratico, che si è opposto alla manomissione della Costituzione voluta da Matteo Renzi, si riattivi per costruire un argine culturale – oltre che politico – contro la barbarie che avanza.

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