Chiedeva, Pietro Tatarella. Chiedeva soldi senza farsi problemi a Daniele D’Alfonso, titolare della Ecol-Service srl. Che pagava, senza batter ciglio. Troppo preziosa per lesinare sui compensi la figura del consigliere comunale di Forza Italia, che per i magistrati di Milano – titolari dell’inchiesta che ha portato in carcere e ai domiciliari 28 persone tra politici, amministratori e capi d’azienda – era a libro paga dell’imprenditore “con evidente mercimonio delle sue funzioni pubbliche”.

C’erano i 5mila euro lordi percepiti ogni mese per “consulenze posizionamento sul mercato”, come si legge nelle fatture emesse dalla ditta: solo nel 2017, annotano i magistrati dalla Ecol erano arrivati sui conti del forzista 20.800 euro. Poi c’erano annessi e connessi. Perché D’Alfonso, “imprenditore rampante che cerca di ampliare con ogni mezzo il suo business” era più che generoso con il vice-coordinatore regionale di FI, che con la sua rete di rapporti ramificati tra il Comune e al Regione “rappresenta la sintesi di ciò che gli serve per raggiungere il suo obiettivo”. E quest’ultimo pensava alla famiglia.

Come nel caso dei 1.350 euro pagati il 19 gennaio 2018 per un biglietto aereo per l’Australia destinato alla sorella della moglie del politico. Che il 21 aprile parte con il figlio per il Regno Unito: la trasferta, regalo di compleanno del piccolo, è pagata da D’Alfonso con un assegno. Ma la generosità dell’imprenditore non conosce limiti, annotano i magistrati, al punto da tentare “invano di farsi emettere dalla sua banca un’altra carta di credito aziendale che servirà a Tatarella per noleggiare auto”. Poi però a causa dei tempi troppo lunghi il consigliere, bontà sua “opterà per una prepagata”.

Arriva l’estate, tempo di vacanze, e il politico chiede all’amico finanziatore “del denaro contante per andare in ferie, precisando che nella propria cassetta di sicurezza in banca erano terminati”. E quello apre di nuovo i cordoni della borsa: “Daniele dice che gli prenota 2000 euro (contanti) e che comunque ha a disposizione la carta di credito dalla quale può prelevare“. Il consigliere di Forza Italia non se lo fa ripetere due volte: il 30 agosto, mentre è con la sua compagna D’Alfonso riceve un sms dalla banca che lo informa che Tatarella “sta prelevando in maniera smisurata” dalla sua American Express: “Minchia – esclama intercettato – Ma questo preleva come un toro!”. “Ma chi, amore?”, domanda la donna. E lui: “Pietro… ma che cazzo prelevi! Come un toro prelevi!”. In effetti dal 21 agosto, dalle spiagge candide di Muravera, nel sud della Sardegna, il politico aveva ritirato al bancomat ben 1.500 euro, dei quali 500 solo nel giorno dell’sms.

Ecol-Service metteva a disposizione di Tatarella anche una serie di auto prese a noleggio: una bella Bmw X5, una Smart TWOe una Fiat 500 Abarth Rivale. Tutte “ad uso permanente” del consigliere azzurro “anche per esigenze personali e familiari”.

Cosa doveva fare il forzista in cambio di tutto questo ben di Dio? Doveva, annota il Gip, “avvicinare altre figure politiche da corrompere, finanziando illecitamente la loro campagna elettorale o quella dei candidati a loro vicini”, affinché il maggior numero di appalti pubblici finissero alla Ecol e alle altre aziende nell’orbita di D’Alfonso. Poi doveva lavorare “all’interno delle commissioni consiliari” per “acquisire, attraverso operazioni di intermediazione illecita nei confronti di altri Pubblici Ufficiali, lavori pubblici ovvero lavori privati assegnati alla Ecol-Service Srl da grosse figure imprenditoriali “favorite” nella loro attività produttiva o in questioni private dai pubblici funzionari attivati” dallo stesso Tatarella. Ma D’Alfonso pagava anche per “assicurarsi pieno appoggio e connivenza dall’interno della Commissione “Verifica e controllo enti partecipati“, sia comprando il silenzio di Tatarella il quale, se pur pienamente a conoscenza delle attività corruttive avviate con la dirigenza Amsa spa, omette di fare le dovute segnalazioni alla commissione di appartenenza, e sia prestando la sua funzione a richiesta degli altri sodali”.

Per far andare la “macchina” al comune di Milano servivano molti soldi. Così l’imprenditore paga anche i conti del ristorante “Da Berti”, ribattezzata dagli interessati “la mensa dei poveri” dove molti degli indagati nell’inchiesta, tra cui Tatarella, “si incontrano con cadenza settimanale”, 1.080 e 830 euro sborsati il 2 febbraio. E “nel periodo di campagna elettorale” del marzo 2018 – annota il gip Raffaella Mascarino – Tatarella riceve sul suo conto elettorale collegato a quello di Fabio Altitonante, il sottosegretario forzista all’area Expo della Regione Lombardia finito ai domiciliari, “25mila euro in bonifici bancari, dalla cerchia relazionale e familiare di D’Alfonso”.

@marco_pasciuti

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