Il dito e la luna. Ieri, partecipando a una trasmissione televisiva, sono stato chiamato a commentare una piccola vicenda ideale per un talk show. A Polizzi Generosa, un comune del Palermitano, il sindaco ha deciso di risolvere con una colletta una situazione difficile e incresciosa per la sua comunità: l’interruzione per frana di una strada di collegamento vitale per Polizzi e i suoi abitanti. L’epilogo è stato piuttosto sconcertante: l’ufficio provinciale (oggi ricompreso nella città metropolitana di Palermo) ha avvisato il sindaco che la sua opera non era ammessa dalla legge e che i volontari che avevano scelto di fare per sé avrebbero dovuto fermarsi. Da qui lo scandalo e l’arrivo delle telecamere per inquadrare il dito, cioè il perfetto set del disordine burocratico e dell’oltraggio alla ragione: l’ufficio inadempiente, cioè il fannullone, che diffida l’ufficio operoso.

Ma se il dito occupa tutta la scena, la luna scompare. E’ scomparsa cioè la notizia che quella strada è interrotta non da ieri l’altro ma da ben tredici anni e per tutto questo tempo non sembra sia volata mosca. Nessuno è stato denunciato per omissioni di atto d’ufficio, men che meno condannato. Nessun politico ha dovuto rendere conto, nessun dirigente pubblico è stato colpito dall’imbarazzo di dover spiegare la propria insopportabile inerzia, nessuna protesta clamorosa si conosce.

Quella strada interrotta da tredici anni è infatti la nostra tragica luna, la carta d’identità di un’Italietta che non ha confini: arruffona, chiacchierona, indolente. Quell’Italietta questuante che prima applaude e poi s’incazza.