Il dito e la luna. Ieri, partecipando a una trasmissione televisiva, sono stato chiamato a commentare una piccola vicenda ideale per un talk show. A Polizzi Generosa, un comune del Palermitano, il sindaco ha deciso di risolvere con una colletta una situazione difficile e incresciosa per la sua comunità: l’interruzione per frana di una strada di collegamento vitale per Polizzi e i suoi abitanti. L’epilogo è stato piuttosto sconcertante: l’ufficio provinciale (oggi ricompreso nella città metropolitana di Palermo) ha avvisato il sindaco che la sua opera non era ammessa dalla legge e che i volontari che avevano scelto di fare per sé avrebbero dovuto fermarsi. Da qui lo scandalo e l’arrivo delle telecamere per inquadrare il dito, cioè il perfetto set del disordine burocratico e dell’oltraggio alla ragione: l’ufficio inadempiente, cioè il fannullone, che diffida l’ufficio operoso.

Ma se il dito occupa tutta la scena, la luna scompare. E’ scomparsa cioè la notizia che quella strada è interrotta non da ieri l’altro ma da ben tredici anni e per tutto questo tempo non sembra sia volata mosca. Nessuno è stato denunciato per omissioni di atto d’ufficio, men che meno condannato. Nessun politico ha dovuto rendere conto, nessun dirigente pubblico è stato colpito dall’imbarazzo di dover spiegare la propria insopportabile inerzia, nessuna protesta clamorosa si conosce.

Quella strada interrotta da tredici anni è infatti la nostra tragica luna, la carta d’identità di un’Italietta che non ha confini: arruffona, chiacchierona, indolente. Quell’Italietta questuante che prima applaude e poi s’incazza.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Di Maio e la lezione di Taranto

next
Articolo Successivo

Manduria, se è la Polizia a batter cassa sui social con la crudeltà delle scene

next