Una sala con decine e decine di letti a castello, sistemati uno accanto all’altro. Uno spazio riempito fino all’ultimo centimetro, tanto da rendere difficile camminare o trovare un angolo per riporre le proprie cose. Sono le condizioni di vita all’interno della ex-caserma Gasparro nel rione Bisconte di Messina, oggi adibita a centro di accoglienza per stranieri e centro di primo soccorso. È qui che è stata sistemata una parte dei migranti sgomberati dal Cara di Mineo. Le immagini sono state girate dagli stessi richiedenti asilo, che vogliono così denunciare il sovraffollamento della struttura. “È impossibile stare lì dentro, per questo molti se ne vanno e si ritrovano per strada” racconta Emiliano Abramo, presidente della Comunità di Sant’Egidio a Catania, che sta seguendo il trasferimento dei profughi. Secondo Sant’Egidio, la caserma Gasparro oggi ospita circa 300 persone, con una capienza massima di circa 250 posti. “I bagni sono esterni alla struttura e sono pochi per tutte quelle persone. Lì i migranti aspettano di avere il colloquio con la commissione per la richiesta d’asilo oppure aspettano la risposta alla loro domanda di protezione. Ma tanti di loro dopo qualche settimana vanno via, perché non riescono a vivere in quello stato”

Iniziato il 7 febbraio, lo svuotamento del centro di Mineo non è ancora terminato e sta proseguendo settimana dopo settimana. Dall’inizio dell’anno sono più di 1000 le persone che hanno abbandonato la struttura. Secondo il Viminale, sono state distribuite tra Palermo, Agrigento, Messina, e Trapani. Si tratta di uomini maggiorenni e soli. Per famiglie, bambini e casi ‘sensibili’ la Prefettura di Catania sta cercando infatti una soluzione alternativa. Il 5 aprile il numero degli ospiti rimasti si è abbassato a 500 (prima dell’avvio delle operazioni gli ospiti erano 1523).  “Tutto quello che mi sono impegnato a fare, lo sto mantenendo” ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, garantendo legalità e annunciando la chiusura definitiva entro la fine dell’anno come una medaglia al petto.

Ma i numeri non raccontano tutto. “A Mineo i bus vengono caricati con gruppi di 50 alla volta – spiega ancora Abramo – nei fatti però le cifre sono diverse, perché tanti scendono dai pullman e poi si mettono a vagare per le campagne. Alcuni proseguono il cammino verso altri stati europei”. Lo sgombero ha avuto come conseguenza immediata anche quella di spostare i migranti in strutture fatiscenti, inadeguate e sovraffollate, come dimostrano le immagini girate nella caserma di Messina. Tanti di loro scappano ancora prima di essere trasferiti e si ritrovano senza un posto dove stare.  “In questo modo, con persone per strada o stipate in vecchie caserme, non si fa altro che alimentare l’emergenza

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