Dalla Cappella Palatina degli Uffizi di Firenze all’Archivio di Stato di Venezia, fino a Villa Adriana e al Pantheon di Roma. Sono almeno 314 i monumenti italiani che non hanno misure antincendio adeguate alle norme. E sono solo una parte del censimento, cioè quelli oggetto di un “piano straordinario” appena finanziato dal Mibac con 109,4 milioni di fondi europei. All’appello mancano ancora sei regioni, ma questo elenco che il Fatto.it propone in esclusiva basta a far drizzare i capelli e fare scandalo a livello mondiale, se mai fosse pubblicato da qualche giornale straniero: tra i beni a rischio incendio, manco a dirlo, c’è il fior fiore del nostro patrimonio culturale (scarica). Solo agli Uffizi – dal Giardino di Boboli al museo degli Argenti – i lavori per adeguamento richiedono 3,6 milioni di euro. Poi ci sono una sfilza di biblioteche, archivi di Stato, pinacoteche, musei e parchi archeologici, e ancora regge, palazzi e ville di grandissimo pregio e rilevanza storica.

In queste ore governo, Regioni e Comuni d’Italia – come da tutto il mondo – fanno a gara per offrire aiuto a Parigi nella ricostruzione di Notre-Dame arsa dal fuoco. Peccato che niente o quasi del patrimonio culturale italiano sia a norma con la legge di prevenzione degli incendi varata nel 2011, ormai otto anni fa. Il rogo della cattedrale in mondovisione ha riacceso la lampadina su un angolo buio degli investimenti pubblici e del dibattito nazionale: il nostro Paese vanta il più grande patrimonio d’arte al mondo, ma la sua protezione (pur prevista delle leggi) non è minimamente garantita. Non a caso l’Italia vanta vari “precedenti” in fatto di tesori bruciati come il Teatro La Fenice di Venezia, il Petruzzelli di Bari, la cupola del Guarini a Torino. Per non scomodare i crolli di Pompei.

Sul suo incendio Parigi ora si danna l’anima, a Roma invece si è dormito sonni tranquilli praticamente fino a ieri. Nel 2017, ad esempio, viene istituita l’Unità per la sicurezza del patrimonio culturale, una speciale task force con compiti nell’ambito della prevenzione, delle emergenze e degli interventi ordinari. Ma non era mai entrata in funzione. Solo il 4 settembre scorso il ministro Alberto Bonisoli l’ha attivata e affidata per tre anni a Fabio Carapezza Guttuso. E’ stata proprio questa struttura, un mese dopo, a vagliare la programmazione di interventi straordinari secondo un ordine di priorità che segna oggettivamente un cambio di passo: il 15 novembre 2018 il ministro ha poi firmato il decreto che ha stanziato 109 milioni di euro per la programmazione straordinaria di interventi di messa a norma di beni, che vanno da Treviso a Caserta.

L’urgenza del problema è attestata dal ricorso alle fonti di finanziamento che state recuperate dai residui comunitari in mano all’Agenzia per la Coesione Territoriale, a valere sul programma 2007-2013 dal titolo “Attrattori culturali, naturali e turismo“. Qui, come detto, non si tratta di attrarre ma di adeguare agli standard minimi di sicurezza previsti dalla legge. Anche il testo del decreto è indicativo dello “stato dell’arte”, laddove recita: “rilevate le esigenze di carattere straordinario volte  innalzare il livello di prevenzione e protezione dei rischi antincendio e di incidenti potenzialmente riconducibili al funzionamento degli impianti (…)” nonché “la necessità, anche in considerazione di incidenti mortali sul luogo di lavoro, di elaborare uno specifico programma di interventi per potenziare le situazioni di sicurezza e tutela dell’integrità fisica dei dipendenti del ministero, dei visitatori dei luoghi della cultura, nonché dello stesso patrimonio (…)”.

L’elenco dei beni a rischio non contempla Lombardia, Liguria, Marche e Molise, Val D’Aosta e Trentino ma anche così gli esempi di beni di inestimabile valore a rischio, teoricamente “protetti”, è impressionante. Circa 1,6 milioni vanno alla Villa Adriana di Tivoli, patrimonio Unesco dal 1999, la più grande villa che un imperatore abbia mai fatto costruire e da sempre una delle mete preferite dei turisti di tutto il mondo. Si resta poi di sasso leggendo gli interventi necessari alla Capitale: dalla Galleria Borghese (315mila euro di intervento) a Palazzo Barberini (870mila euro), al museo nazionale romano con la Cripta Balbi e Palazzo Altemps (2,7 milioni).

Perfino l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma è carente in fatto di sicurezza antincendio, e infatti è oggetto di intervento straordinario per oltre 2 milioni. Nell’elenco ci sono poi musei archeologici nazionali e archivi di Stato, in Calabria, Campania, Sicilia, Puglia e altre regioni. Non mancano luoghi frequentati abitualmente, come la biblioteca universitaria di Torino per la quale vengono stanziati quasi 5 milioni. C’è anche il complesso garibaldino di Caprera, dove il fondatore dell’unità nazionale si ritirò, meta di pellegrinaggio culturale. Per metterlo a norma bastano 5mila euro soltanto. Nessuno, dall’Unità d’Italia ad oggi, lo ha mai fatto.