L’arresto della preside di Imperia che secondo i carabinieri usava l’auto della scuola non aveva ragione d’essere. “E’ stato un errore“, dice il suo avvocato Andrea Rovere. E la pensa così anche il tribunale: il giudice l’ha liberata ieri. Il punto è che la professoressa Anna Rita Zappulla, 62 anni, potrebbe aver passato 4 giorni in carcere senza motivo: “Le è stato contestato il solo peculato d’uso e per questo tipo di reato non è possibile comminare alcuna misura cautelare”. Insomma, è libera. I carabinieri l’avevano portata in cella al ritorno di una gita a Mentone, in Francia, alla guida della Toyota Corolla in uso agli istituti che dirige: l’istituto professionale Marconi di Imperia e il Colombo di Sanremo. Fermata alla frontiera di Ventimiglia, gli investigatori avevano eseguito il mandato della Procura: l’arresto. Ma il pm, il procuratore aggiunto Grazia Pradella, aveva disposto i domiciliari, mentre – forse per la circostanza della flagranza – è stato deciso di portare l’insegnante in carcere.

Così il gip Massimiliano Rainieri ha smontato pezzo per pezzo il provvedimento. Il pm, scrive il giudice, “non ha indicato né ha chiarito le regioni per cui l’indagata, per la quale ha richiesto gli arresti domiciliari, sia stata condotta in carcere e non ha neppure optato per il rito direttissimo che flagranza e natura istantanea del reato avrebbero consentito”. Fin qui il diritto. Poi c’è il merito: “L’indagata, pur colpevole di condotte di cui dovrà rispondere in sede penale e amministrativa, è ultrasessantenne, plurilaureata e incensurata – scrive il gip – e il reato non presenta modalità esecutive che rivelino una spiccata capacità a delinquere o un’elevata pericolosità“. E’ stato lo stesso giudice a derubricare il reato da peculato ordinario a peculato d’uso, sottolineando  che in caso di peculato l’arresto è facoltativo e solo “se la misura è giustificata dalla gravità del fatto ovvero dalla pericolosità del soggetto, desunta dalla sua personalità o dalle circostanze del fatto”. Condizioni, aggiunge il giudice, che “nel caso in esame mancano”.

Insomma, l’arresto è stato un errore, come spiega l’avvocato. “L’arresto mi aveva sbalordita e lasciata perplessa – ha detto la preside, per tramite del legale – E’ impossibile che accadano cose di questo genere. Ma è stato un passaggio della vita che mi ha arricchito”. I carabinieri la stavano controllando da oltre un mese, da quando dalla scuola era arrivata una segnalazione l’uso improprio dell’auto scolastica. Appostamenti e intercettazioni aveva portato sabato al blitz alla frontiera e all’arresto in flagranza. Gli investigatori avevano parlato di “condotta abituale” e “pieno uso dell’auto” e avevano sottolineato come la dirigente non avesse saputo spiegare quel suo viaggio a Mentone.

Ora la vicenda assume contorni diversi e la professoressa, che in carcere aveva cominciato anche lo sciopero della fame e della sete, segna un punto a suo favore, anche se la condotta, non appare completamente ortodossa. “Era andata in Francia per motivi di servizio. Doveva incontrare la segretaria scolastica che abita a Mentone per compilare moduli per chiedere un finanziamento comunitario per la scuola. Domenica, inoltre, avrebbe dovuto incontrare, a casa propria, la vicepreside per ricevere altra documentazione che doveva essere presentata entro lunedì”, spiega l’avvocato Rovere. “La domanda non è stata presentata e la scuola ha perso 400mila euro, questo è il vero danno erariale”, dice l’avvocato. La dirigente scolastica, continua ancora il legale riferendo dell’udienza di convalida, “ha riconosciuto di aver usato la Corolla donata dalla Toyota alla scuola negli ultimi 20-30 giorni perché la sua auto era andata distrutta in un incidente. Ma la professoressa ha sempre pagato carburante e autostrada, senza chiedere rimborsi, per questo è convinta di non aver commesso peculato. Ci riserviamo di documentare come in gran parte l’uso dell’auto sia stato per motivi di servizio. Se, poi, tornando da un incontro si sia fermata a fare la spesa, beh questo lo ha detto pure la mia assistita. Se danno erariale c’è stato, sarà di poche centinaia di euro. Credo che ci sia stata una risonanza eccessiva e un utilizzo troppo punitivo della custodia cautelare, che la stessa Procura ha riconosciuto, visto che il giorno dopo ha chiesto i domiciliari”.

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