Qualcuno in Comune parla di un “ultimo sassolino dalla scarpa” che si è voluto togliere il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, prima di volare a Bruxelles. E invece appare più come una bomba ad orologeria che coinvolge le amministrazioni livornesi passate, presenti e future: l’ultima a guida Pd di Alessandro Cosimi, quella attuale a 5 Stelle ma anche quella che arriverà dopo le elezioni del 26 maggio. Giovedì il Comune, dal 2014 guidato dal Movimento 5 Stelle dopo 70 anni di governi di centrosinistra, ha fatto causa per 800mila euro all’ex sindaco Cosimi (ora ritirato a vita privata) per due mutui da 14,5 milioni di euro totali contratti nel 2005 da Aamps, la municipalizzata dei rifiuti portata in concordato preventivo proprio da Nogarin per via dell’eredità di 42 milioni di euro di debiti. La Banca Credem infatti oggi chiede parte di quei soldi, mai restituiti, al Comune e così l’amministrazione a 5 Stelle ha deciso di fare causa a Cosimi, che tra il 2005 e il 2006 firmò due lettere di patronage a garanzia di quel mutuo. “E’ una storia triste e poco chiara – dice Nogarin – Dal punto di vista umano c’è piena solidarietà nei confronti di Alessandro Cosimi però qui dobbiamo tutelare l’ente e i soldi pubblici gestiti con disinvoltura”. La risposta dell’ex sindaco Pd non si fa attendere: “Abbiamo agito solo nell’interesse del Comune e dell’azienda: eravamo soci al 100 per cento di Aamps e per questo abbiamo preso l’impegno di supportare la nostra azienda”. E invita Nogarin a non montare su queste vicende la campagna elettorale, sua e dei Cinquestelle.

Quelle due lettere per garantire i mutui
La vicenda, che ad un mese dalle elezioni amministrative è diventata anche politica, inizia il 19 maggio 2005: l’allora sindaco Cosimi, firma una prima lettera di patronage su un mutuo da 10 milioni di euro acceso da Aamps (partecipata al 100 per cento del Comune di Livorno) con il Banco di San Gimignano e San Prospero e il Banco Popolare di Verona e Novara, tutti istituti di credito poi confluiti in Credem. Nella lettera 38161 che ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere, l’ex primo cittadino scrive che “qualora ne sorgesse la necessità, l’amministrazione comunale si impegna a supportare Aamps in modo da garantire l’assolvimento degli impegni dalla medesima assunti per la restituzione del mutuo, anche nel caso di vendita totale o parziale della partecipazione”. Pochi giorni dopo (il 17 giugno), a dare manforte alla lettera di Cosimi ci pensa il segretario generale supplente del Comune, Massimo Chimenti: è lui a firmare un comunicato in cui rassicura la banca sulla validità della lettera dell’allora sindaco. Il caso diventa ancora più scivoloso per Cosimi dato che dopo pochi giorni Chimenti diventerà amministratore delegato di Aamps e così il 23 giugno firma il mutuo per la società. Ma quella di Cosimi non è l’unica lettera a garanzia: un anno dopo, il 14 luglio 2006, il sindaco ne firma un’altra da 4,5 milioni di euro sempre con gli stessi istituti di credito. E di nuovo, Chimenti firma il mutuo il 15 dicembre successivo.

Perché tutto questo è emerso solo adesso? Nel 2016 l’amministrazione a 5 Stelle ha portato l’azienda in concordato preventivo e con questa procedura Credem è finita tra i creditori recuperando l’84 per cento del prestito totale. Il restante 16 equivale a quegli 817.121 euro rimasti fuori dalla procedura del concordato e che quindi la banca chiede a Palazzo Civico in forza di quelle lettere di patronage dell’ex sindaco. La banca emiliana ha citato in giudizio il Comune di Livorno lo scorso 30 novembre e a luglio si terrà la prima udienza: l’amministrazione, d’accordo con Cosimi, ritiene nulle quelle lettere in quanto il consiglio comunale non ne fosse mai stato informato e per questo si opporrà alla richiesta della banca. Intanto però ha fatto causa a Cosimi perché paghi di tasca propria quegli 800mila euro rimanenti, se il giudice civile dovesse dar ragione a Credem.

Il mistero delle lettere sparite
In tutta la vicenda, inoltre, Nogarin denuncia due comportamenti a suo dire irregolari commessi dall’ex sindaco del Pd: in primis, non aver chiesto l’autorizzazione del consiglio comunale “come prevede il Testo Unico degli Enti Locali” e in secondo luogo di aver scoperto l’esistenza di queste lettere solo dopo la citazione in giudizio della banca visto che in Comune questi documenti non si trovano, nonostante siano protocollati. “Sappiamo che il Comune ha garantito per 15 milioni di euro solo perché la banca ci ha citato in giudizio – ha spiegato ancora Nogarin – Non ne esiste traccia di questa cosa nei bilanci o negli atti dell’ente e dovrebbe esserlo perché lo dice il Tuel: ciò che riguarda l’esposizione finanziaria deve essere autorizzato dal consiglio comunale. Invece tutto questo sarebbe rimasto invisibile se non avessimo messo Aamps in concordato, fermando il meccanismo della ricapitalizzazione”.

Cosimi: “Abbiamo fatto tutto per il bene dell’azienda”
Secondo Cosimi, tuttavia, con quelle lettere di patronage, il Comune non si era impegnato economicamente con Aamps ma erano servite solo per “supportare l’azienda”: “Il mutuo serviva per investimenti e rilancio” ha aggiunto Cosimi al Tirreno. “Se ci devono fare la campagna elettorale no, eh. Anche perché lasciano intendere che ci sono situazioni non chiare e questo non è accettabile. Se si vuole tentare di dare un’immagine oscura dell’amministrazione è scorretto e non ci sto”. L’appuntamento è in tribunale.

Twitter: @salvini_giacomo

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