Lo scorso anno il debito pubblico italiano si è attestato al 132,2% del pil, 0,1 punti in più rispetto alle stime precedenti. Bankitalia ha rivisto il dato al rialzo rispetto alla precedente stima dello scorso 15 marzo in seguito alla modifica del perimetro della pubblica amministrazione concordato da Istat con Eurostat: entrano nella pa dieci nuovi enti tra cui Rfi, Trenord e Invitalia. Aumenta di un decimo di punto anche il rapporto debito/pil del 2017 che arriva così al 131,4 per cento.

Rispetto ai dati diffusi lo scorso 15 marzo, il debito è stato rivisto al rialzo di 0,8 miliardi nel 2016, 5,5 miliardi nel 2017 e 5,3 miliardi nel 2018. A seguito di questa revisioni il debito al 31 dicembre del 2018 ammonta a 2.322 miliardi di euro.

Le unità riclassificate all’interno del settore delle pubbliche amministrazioni sono Rete ferroviaria Italiana, Ferrovie Nord, Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa (Invitalia), Cassa del Trentino, Finanziaria per lo sviluppo della Lombardia, Finanziaria regionale abruzzese, Finpiemonte, Finanziaria regionale Valle d’Aosta, Acquirente Unico e Ricerca sul sistema energetico.

Anche l’Istat ha rivisto al rialzo le stime del Pil 2017, portandole da +1,6% a +1,7%. Confermata invece a +0,9% la crescita del 2018. L’indebitamento delle p.a. è stato rivisto “in misura marginale”, con un miglioramento di 256 milioni nel 2017 e 38 milioni nel 2018 che lasciano invariati i rispettivi valori del rapporto tra deficit e Pil (2,4% e 2,1% nei due anni). Anche l’incidenza sul Pil del saldo primario resta identica a quella stimata in precedenza (1,4% nel 2017 e 1,6% nel 2018).