Bari-Parigi, andata e ritorno. La storia di Davide Giardino non è quella di un cervello in fuga, ma di un giovane trentenne barese che ha trovato lavoro all’estero, in Francia, all’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Davide però non ha mai dimenticato la sua città natale, Bari, dove da qualche tempo collabora con una società nel settore dell’aerospazio. Ed è lui che quattro anni fa ha portato nel capoluogo pugliese del TEDx, un format di conferenza-spettacolo dedicata al mondo scientifico, culturale e accademico.

Dopo la laurea in giurisprudenza l’idea di diventare avvocato non appassiona molto Davide, che sceglie un’altra strada. “Nel 2010 in Italia c’erano circa 220mila avvocati e tra ‘95 e il 2017 il numero degli iscritti all’ordine è cresciuto del 192%. Allora ho deciso di scrivere una tesi in diritto internazionale sul controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo, tema già di grande attualità. Poi, con una borsa di studio dell’Università di Bari, ho fatto un periodo di ricerca a Strasburgo, alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”. Un’esperienza fondamentale per la sua formazione, seguita da un master in relazioni internazionali alla Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI) a Roma. Un ente non a scopo di lucro, che opera dal 1944 sotto la vigilanza del Ministero degli Affari Esteri.

“Il mio è stato un percorso faticoso – racconta – ma anche fortunato. Fino a vent’anni fa studiando giurisprudenza lo sbocco naturale erano le carriere giuridiche. Oggi non è sempre così, anche se non c’è stato un cambiamento radicale, e scuole e università faticano ancora a formare persone in grado di rispondere alle esigenze del mercato del lavoro”. Da alcuni mesi Davide lavora con una società pugliese con sede a Bari con cui porta avanti le attività con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA). “Abbiamo iniziato a sviluppare alcuni progetti sia nel settore spaziale che in altri in tutta Italia e in Puglia, dove di recente si stanno facendo grandi investimenti nel settore. Basti pensare a Virgin Galactic, che ha lanciato nella nostra regione un progetto su voli suborbitali e turismo spaziale”. Una vita che si divide tra Bari e Parigi, per sviluppare tematiche complesse come la “quarta era dello spazio”, destinata a rivoluzionare non solo l’industria ma anche la vita di tutti noi.

Il suo percorso formativo e lavorativo si è intrecciato con le sue passioni. Questo lo ha portato a diventare l’organizzatore del TEDx Bari. “Quattro anni fa – racconta – mentre passavo da uno stage all’altro, ho deciso di organizzare a Bari la conferenza TEDx, un evento indipendente nato su licenza TED (acronimo di tecnologia, entertainment e design). La conferenza nasce in America nel 1984 per favorire la circolazione di “idee che meritano di essere diffuse”. Negli anni hanno partecipato diversi premi Nobel, il fondatore di Wikipedia e quelli di Google, e molti altri illustri relatori”. Oggi il TED è la più grande piattaforma mondiale di condivisione del sapere con un canale YouTube, con oltre 1miliardo di visualizzazioni e quasi 10 milioni di iscritti. E grazie al lavoro di Davide ogni anno a Bari si può partecipare alla convention. “Negli ultimi quattro anni, grazie a un’associazione culturale fondata con amici e giovani colleghi, siamo riusciti a portare a Bari sul palco del teatro Petruzzelli personalità rilevanti, come l’astronauta Luca Parmitano, Vinicio Capossela o l’attivista contro le mutilazioni genitali femminili citata dal Time, Jaha Dukureh”.

Prima di lasciare l’Italia nel 2016, Davide aveva fatto diverse esperienze all’estero. In Perù come volontario per un progetto in una casa famiglia, a Washington DC per fare ricerca nell’ambito della gestione dei flussi migratori per una ong, fino all’approdo a Parigi. “Non mi piace la definizione cervelli in fuga. Innanzitutto perché crea una spaccatura tra chi ha la possibilità di fare esperienze all’estero e chi no. Credo che la questione vada inquadrata da una prospettiva diversa e tenendo conto che ci si riferisce spesso ad una determinata classe sociale che ha la possibilità di spostarsi. Ma esiste anche una parte di popolazione che non ha questa opportunità. In un contesto dove non esiste alcuna forma di welfare (se non qualche mancia elettorale che di tanto in tanto, e con nomi diversi, viene distribuita), l’unico modo per accedere effettivamente a certe opportunità è ricorrere all’aiuto delle proprie famiglie, impoverendole”.

E allora cosa dovrebbe fare il nostro Paese per non perdere i suoi talenti? Secondo Davide si dovrebbe partire dall’istruzione. “Non sono in grado di dare una risposta precisa. – spiega – Vista la complessità del mondo in cui viviamo è indispensabile considerare le politiche non solo a livello nazionale. Mi sembra, però, evidente che sia venuta meno negli ultimi trent’anni una classe dirigente, o qualsiasi cosa si avvicini pure all’idea di quest’ultima. Credo che le scelte che si faranno sull’istruzione, sulla scuola in particolare, potranno essere determinanti in un verso o nell’altro”.