Come da programma, Google Plus ci ha liberati della sua insicura esistenza. È iniziata la cancellazione di profili utente e dati, a breve non resterà traccia di uno dei fallimenti tecnologici più chiacchierati degli ultimi anni. Anzi, una traccia resterà. Pochi lo sanno, ma online c’è una pagina dal titolo esplicativo “The Google Cemetery“, che come suggerito dal nome consiste in una raccolta di lapidi dei fallimenti di BigG.

L’elenco è lungo e sarebbe noioso riportarlo per intero, anche perché molte lapidi riportano nomi sconosciuti ai più. Ci sono però dei fallimenti celebri a cui vale la pena dare un’occhiata.

Google Glass

Per chi non li ricorda, si tratta degli occhiali a realtà aumentata che potevano registrare immagini o catturare foto. Presentati come uno strumento rivoluzionario e dal potenziale dirompente, sono stati stroncati dalle preoccupazioni riguardanti la privacy e da una sostanziale mancanza di focus del prodotto: a cosa servivano davvero?

 

Il progetto non è mai stato davvero chiuso, nel tempo ha cambiato target e ora riguarda categorie ben precise del mondo professionale. Nonostante questo, i Google Glass non sono mai diventati ciò che il colosso di Mountain View aveva inizialmente prospettato.

Google Allo

Google Allo era un’app mobile per la messaggistica istantanea, come WhatsApp o Telegram per intenderci. Usava i numeri di telefono come identificativi degli utenti, aveva una modalità (opzionale) crittografata, integrava Google Assistant e aveva una modalità di generazione di risposte automatiche. Annunciato nel 2016, Allo non ha mai ingranato e ha arrancato, fino alla chiusura, annunciata lo scorso anno. Forse non è stata gradita la scarsa tutela della privacy, voluta per consentire al sistema “smart” di proporre risposte automatiche sensate. Però quand’è troppo è troppo.

Google Talk

La messaggistica istantanea è sempre stata un chiodo fisso per Google, come dimostra Google Talk. Risale al 2005 e consisteva in un servizio tramite VoIP (Voice Over IP), che ai tempi era di moda. Criticato per la mancanza di alcune funzioni, nel 2013 è confluito nella piattaforma Hangouts. Un mezzo successo quindi? Neanche per sogno, dato che Hangouts  sarà chiusa entro la fine di quest’anno, o meglio sdoppiata in due servizi separati, Chat e Meet, rispettivamente per instant messaging e videochiamate. Chissà se avranno un destino migliore di chi le ha precedute.

Google Spaces

Presentata nel 2016, Google Spaces era un’app per smartphone fatta per condividere argomenti e contenuti ed effettuare discussioni di gruppo. Invece che una soluzione business, mirava a diventare un punto di riferimento per il mercato consumer, grazie all’integrazione di servizi come YouTube e Chrome. Gli utenti avrebbero dovuto usarla in massa per trovare i contenuti di proprio interesse, condividerli e discuterli con gli altri. Quello che molti fanno già con Facebook. Il progetto fu abbandonato ad aprile del 2017 dopo soli 11 mesi.

Project Ara

Project Ara era un ambizioso progetto per la realizzazione di uno smartphone modulare, potenzialmente innovativo, che avrebbe consentito di aggiornare una stessa piattaforma cambiandone di volta in volta determinati “moduli”, come per esempio lo schermo o la fotocamera. Naufragò sia per le difficoltà tecniche insite nel rendere i vari moduli interoperabili, sia soprattutto per motivi economici e di mercato.