di Pier Virgilio Dastoli

Il 25 marzo è stato il 62esimo anniversario della firma dei #trattatidiroma, che istituirono la Comunità economica europea (Cee) e la Comunità europea dell’energia atomica (Ceea). Rispetto al Trattato della Comunità europea del Carbone e dell’Acciaio (Ceca), i trattati di Roma contenevano tre affermazioni importanti:

1. il carattere irreversibile dei processo di integrazione comunitaria;
2. il ruolo della Comunità per garantire la pace non solo fra Germania e Francia ma in tutto il continente e come modello a livello internazionale;
3. l’obiettivo di una prosperità condivisa fra i popoli che ne avrebbero fatto parte.

Fin qui i passi in avanti. I trattati di Roma hanno segnato tuttavia una regressione rispetto a quello di Parigi della Ceca, perché il ruolo dei governi nazionali sarebbe diventato preponderante rispetto a quello della Commissione e perché il raggiungimento della prosperità condivisa veniva affidato in modo esclusivo all’economia di mercato. Per quasi 30 anni – nonostante il crescere delle sfide a livello europeo e internazionale e gli evidenti difetti del connubio fra il preponderante metodo intergovernativo e il decrescente ruolo del metodo comunitario, a cui si era aggiunta nel 1979 l’elezione a suffragio universale e diretto di un Parlamento ma con poteri quasi esclusivamente consultivi – i trattati di Roma furono considerati non modificabili dai governi nazionali.

Questo tabù fu rotto dal Parlamento europeo con il progetto di Trattato del 1984, ma la risposta dei governi – che si consideravano e si considerano “padroni dei trattati” – fu il modesto Atto unico. Da allora le sfide continentali e mondiali sono drammaticamente cresciute, rendendo irreversibile l’interdipendenza economica, finanziaria, sociale, ambientale e financo culturale; ma schizofrenicamente sono aumentate le pulsioni contro il multilateralismo ed è diventato insopportabile nell’Unione il peso delle sovranità nazionali.

Per tutte queste ragioni l’unica speranza di invertire la rotta è quella che venga eletta nel prossimo Parlamento europeo una maggioranza pronta ad assumere un ruolo democraticamente costituente a nome delle cittadine e dei cittadini europei. Dotiamo l’Unione di una Costituzione democratica federale.

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