Dopo Socrate, Giorgio La PiraPaolo Veronese e Tina Anselmi prosegue con Francesco Borromini la galleria dei personaggi scomodi presentati da Tomaso Montanari nel suo programma “Eretici”, realizzato da Loft Produzioni in esclusiva per la piattaforma Loft (www.iloft.it e app Loft), da un’idea di Alessandro Garramone e Annalisa Reggi con la collaborazione di Matteo Billi, Nanni Delbecchi e Simone Rota. Lo storico dell’arte parte dalla data del suicidio del grande architetto del Barocco, il 3 agosto 1667 a Roma. “Il resoconto del suo suicidio è una delle pagine più drammatiche e insieme più alte di quelle che gli storici dell’arte chiamano “la letteratura artistica” – spiega Montanari – cioè gli scritti degli artisti o sugli artisti che permettono con la loro scia di parole, di lettere di conoscere qualcosa della vita dell’anima di chi ha cambiato così profondamente i luoghi dove ancora oggi si svolge la nostra vita”. La città di Roma non sarebbe la stessa senza l’impronta del genio straordinario di Francesco Borromini, che ha pagato la sua libertà di scegliere le forme, i modi, i luoghi in cui far snodare la vita dei suoi contemporanei e delle generazioni future, con la vita. Borromini è dominato dall’umor nero, quello che si dirà “l’umore saturnino”, di chi è nato sotto Saturno, di chi è malinconico, di chi oggi diremmo depresso. Sente un presentimento mortale e, il giorno prima di morire, chiede di fare testamento. Dopo una notte insonne, vegliato dal giovane capomastro che lo aveva in custodia, Borromini viene preso dal pensiero di procurarsi del male e si ricorda di avere, sopra la testata del letto, una spada. “Borromini si trafigge, gettandosi come un filosofo antico sulla sua stessa spada”, racconta lo storico dell’arte. Le sue urla attirano i servitori che dopo aver estratto la spada lo adagiano sul letto.: la sua agonia durerà un intero giorno. Così si conclude una parabola che era durata 30 anni, da quando, il giovane architetto era arrivato a Roma dopo essersi formato in uno dei più grandi cantieri architettonici d’Europa, il Duomo di Milano. Lì, assimila due tradizioni, quella post-rinascimentale dell’architettura moderna che parlava un linguaggio classico, ma anche quel linguaggio proprio del Duomo di Milano, il linguaggio gotico. A Roma, poi, Borromini conosce Michelangelo, la sua strepitosa architettura che confina con la scultura. Borromini studia la natura, le sue architetture riescono ad avere la forma delle cose naturali: l’alveare, le stelle, i fiori. Così nascono delle architetture che si muovono intorno al corpo del fedele che vede questo spazio infinito, uno spazio in cui ci si sperde, uno spazio continuo in cui l’uomo non è più il centro del mondo. “Questa innovazione, questa eresia dell’architettura gli era costata molto cara. Aveva saputo conquistare la fiducia di papi e cardinali, ma in fondo la sua carriera era sempre stata condizionata rispetto al grande trionfatore della Roma barocca, Gian Lorenzo Bernini”. Borromini vive la sua esistenza all’ombra del Bernini interiorizzando pesantemente quello che è soltanto uno scacco di carriera, ma una profonda ingiustizia. Bernini è il grande ortodosso, là dove è davvero un innovatore dissimula la sua eresia al contrario di Borromini che la ostenta.

“Eretici” (10 episodi X 16 minuti) è un programma originale realizzato da Loft Produzioni in esclusiva per la piattaforma Loft (www.iloft.it e app Loft). Dopo Socrate, Giorgio La Pira,  Paolo Veronese, Tina Anselmi e Francesco Borromini Montanari ci racconterà le eresie di Don Milani, Piero Calamandrei, Hannah Arendt, Papa Francesco e Danilo Dolci.

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