Matteo Salvini parla con la sicurezza del più forte: “Se qualche osservatore o analista pensa che io abbia convenienza a far saltare il governo, dico di no. Non ho incassi personali o partitici. Il mio orizzonte dura 4 anni e tre mesi. Non ci sono lusinghe che possano farmi cambiare idea”. Come ha fatto ogni volta che ha vinto nell’ultimo anno (sempre), va in surplace: “Si sta meglio in due e non da soli. Poi si litiga, ma meglio avere quattro occhi al posto di due”. E il materiale su cui litigare non manca: l’autonomia alle Regioni, la Tav e le grandi opere, l’ultimo caso la Via della Seta. E’ il capo politico dei Cinquestelle, Luigi Di Maio, a chiedere un nuovo “chiarimento”. Anche lui giura che il governo durerà altri 4 anni, se si rispetterà il contratto firmato quasi un anno fa. Ma aggiunge: “La convivenza potrebbe andare meglio se si evitasse, quando qualcuno ha dei risultati, di mettere quella parolina che sporca il provvedimento”.

Di Maio annuncia un confronto faccia a faccia nei prossimi giorni. Ma, in un’intervista a Quarta Repubblica, su Rete4, anticipa il colpo: “Basterebbe applicare il metodo che uso io con l’immigrazione, i rimpatri non sono ancora stati fatti, ma non passo tutti i giorni a dire che bisogna farli”, quindi “se c’è una cosa che può migliorare i rapporti di governo è che si rispettino le iniziative del Movimento e non vengano, diciamo così, opinate“. Il riferimento è all’accordo con la Cina per la cosiddetta Via della Seta, appunto: “Poteva essere rispettato di più”, sottolinea il ministro dello Sviluppo economico, che non ha mandato giù i dubbi espressi urbi et orbi dall’altro vicepremier. “Non è nulla di grave, ma se si vuole un ulteriore momento di verità è questo, c’è sempre quella parolina che vuole rovinare un momento positivo”.

Al governo, che su alcuni dossier sembra un po’ in impasse, serve quasi una svolta e perfino il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in un’intervista alla Stampa, ha evocato un’integrazione del contratto di governo, per aggiungere eventuali nuovi obiettivi. Discorso diverso è l’eventuale richiesta di un tagliando o di un rimpasto di governo (Danilo Toninelli pare sempre in bilico, la delega alle Politiche comunitarie che fu di Paolo Savona è ancora ad interim nelle mani del premier), ma si tratta di un’altra nube che sorvola l’esecutivo senza mai apparire come cosa concreta e prossima.

E’ chiaro che sul governo si addensano le ombre della campagna elettorale più importante, quella delle Europee. Anche per questo Di Maio fa riferimento ai viaggi da non fare, riferimento non troppo velato alla prossima partenza per l’India di Alessandro Di Battista, ritenuto figura vitale per la comunicazione dei Cinquestelle. E così, da parte sua, Di Maio dà una spinta non solo all’alimentatore della maggioranza, ma anche a quella del suo Movimento. Rivendica, sì, il primato tra le liste alle Regionali in Basilicata, ma sottolinea che “sono le ultime che abbiamo affrontato con le vecchie regole”. Insomma, il M5s potrebbe essere maturo per alleanze con liste civiche.

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