Non c’è più la baraccopoli ma gli incendi continuano a San Ferdinando. Così come continuano a morire i migranti che non sono stati trasferiti nei Cas e negli ex-Sprar. Venerdì mattina all’alba un rogo ha interessato una tenda nella nuova tendopoli “ufficiale” gestita dal Comune. Saranno le indagini a stabilire le cause dell’incendio dove è morto Sylla Noumo, un senegalese di 32 anni. Forse, secondo gli inquirenti, si è trattato di un corto circuito partito dall’angolo di una delle tende dove campeggia la scritta “Ministero dell’Interno”.

“Era ignifuga ma questo non vuol dire che non si incendia ma che ha un processo più rallentato” ha spiegato il sindaco di San Ferdinando Andrea Tripodi. Il corpo del giovane africano è stato trovato carbonizzato. Per il prefetto Michele Di Bari, “questa morte era inaspettata per l’organizzazione che il Comune ha assicurato nella nuova tendopoli che da circa due anni non ha mai dato problemi”. È una coincidenza che l’incendio sia avvenuto dopo lo sgombero della baraccopoli? “Non ho idea. – risponde Di Bari – Io mi occupo di altro”.
“L’unica assicurazione che posso dare – ha aggiunto il procuratore di Palmi Ottavio Sferlazza – è che sarà fatto tutto il possibile per accertare la verità”.

Secondo don Ennio Stamile, coordinatore di Libera, “La dinamica di questa morte è molto strana. Il problema dei migranti della Piana di Gioia Tauro non si risolve con una nuova tendopoli benché attrezzata ed adeguata. Serve un piano di integrazione”. Sul piede di guerra, infine, il sindacato Usb. “Non riusciamo a capire come si è incendiata questa tenda. I braccianti non hanno un estintore. L’abbattimento della nuova tendopoli è servito a fare pubblicità al Ministero dell’Interno. A qualcuno fa comodo questa situazione altrimenti finisce il business della pubblicità ministro Salvini che dopo lo sgombero della baraccopoli aveva detto di aver risolto il caso di San Ferdinando”.