Legge 147/2013 e decreto legge 50/2017. Più comunemente: legge sugli stadi di proprietà e successive modificazioni. È il quadro normativo che ha permesso a Luca Parnasi di entrare nel business dello stadio dell’As Roma e che lo stesso costruttore avrebbe voluto sfruttare per realizzare altri due impianti: lo stadio del Milan (a Milano, ovviamente) e, nel caso romano, il palazzetto del basket presso l’ex Fiera di Roma. Sempre con le stesse modalità: acquisto i terreni, lavoro a un progetto condiviso con l’amministrazione, ottengo la dichiarazione d’interesse pubblico e la variante urbanistica e poi rivendo, magari realizzando un bel po’ di cubature (anche se non residenziali). Una legge complessa, divenuta più stringente due anni fa quando venne introdotto l’obbligo di presentare lo studio di fattibilità, al posto del meno impegnativo progetto preliminare. Parnasi ha una sua visione di come devono andare le nel corso di una telefonata intercettata dai carabinieri del Nucleo Investigativo il 4 maggio 2018 dice: “La legge sugli stadi è un’operazione che per definizione bypassa qualunque strumento urbanistico in base alla legge… è oggetto di una potenziale… diciamo variante di governo“. E successivamente – il 28 maggio – Parnasi, alla presenza dell’avvocato Camillo Mezzacapo e l’ex presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito (entrambi arrestati per corruzione) pontifica: “…mettiamo le cose insieme e facciamo un progetto con la legge sugli stadi…” poi parlando in terza persona aggiunge: “… Perché la gente dice Parnasi ha un buon rapporto, con mondo 5 stelle, allora tutti vogliono prendere un taxi…”.

MODIFICHE ALLO STUDIO ALLA CAMERA – Un testo che ora il Governo gialloverde vuole rendere ancora più leggero, prevedendo una “semplificazione e accelerazione delle procedure amministrative” insieme ad una “riduzione dei termini procedurali previsti”. Il provvedimento si trova all’interno di un progetto di legge più ampio denominato “interventi in materia di sport”, già approvato in Consiglio dei ministri e arrivato alla Camera dei deputati il 15 marzo scorso. All’articolo 12 si prevede la “individuazione di un sistema che preveda il preventivo accordo con la società o associazione sportiva utilizzatrice e la possibilità di un affidamento diretto dell’impianto già esistente alla società o associazione utilizzatrice, in presenza di predeterminati requisiti”. Ma anche la “individuazione di strumenti economico-finanziari da affidare alla gestione e al coordinamento dell’Istituto per il Credito Sportivo”, il tutto senza “nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”. La proposta di legge è stata scissa in due parti e incardinato nei lavori delle Commissioni Sport e Giustizia della Camera.

LE MANI DI PARNASI SULLA EX FIERA DI ROMA – Mettiamo le cose insieme e facciamo un progetto con la legge sugli stadi”. Luca Parnasi lo ripete a Marcello De Vito e all’avvocato Camillo Mezzacapo. Il riferimento e all’area dell’ex Fiera di Roma, da quasi 15 anni ambita da tutti i costruttori romani e la cui mancata riqualificazione ha portato l’ente Fiera (gestito da Investimenti Spa, partecipata da Camera di Commercio, Regione Lazio e Roma Capitale) sull’orlo del fallimento. Uno dei primi atti dell’amministrazione Raggi, su spinta del primo assessore all’Urbanistica, Paolo Berdini, fu quello di approvare nell’agosto 2016 una delibera che riduceva la “valorizzazione” prevista per l’area da 67.500 mq a 44.360 mq. “È il massimo che abbiamo potuto fare, ma non sono soddisfatto”, spiegava l’allora neo-assessore dal forte piglio ambientalista. Un provvedimento, per quanto poco appagante per chi, sul territorio, ne chiedeva la trasformazione in parco pubblico, in grado di bloccare le velleità di Parnasi. Il quale vuole tirare in ballo il collega Claudio Toti, presidente della Virtus Roma di basket – anche lui indagato, coinvolto nella vicenda degli ex Mercati Generali – per realizzare nell’area un impianto per la pallacanestro “dove portare anche rock band come gli Imagine Dragons”.

IL CAMPIDOGLIO 2 E IL CENTRO DIREZIONALE – Dalle intercettazioni si evince che Parnasi dice di voler portare a Roma anche il Credito Fondiario “una società dove dietro c’è Elliott, gruppo americano super importante, quelli di Telecom e del Milan”. Lo stadio del Milan è l’altro grande business che il costruttore cerca di incardinare sui binari a lui congeniali, sempre sfruttando la legge sugli stadi. “Loro cosa farebbero – dice Parnasi a De Vito e a Mezzacapo – Andrebbero a comprare la posizione di credito nei confronti della Banca. Unicredit se ne va. A questo punto si fa una negoziazione con Investimenti Spa, con Luca Voglino”. E qui interviene De Vito: “Voglino (il presidente di Investimenti Spa, ndr) già mi ha detto se, visto che abbiamo fatto il piano casa, comunque li riporta intorno agli 80.000. Loro dicono, siamo disposti a tornare ai 67.000 e rinunciamo a tutti i contenziosi”. Ma ecco l’altra idea di Parnasi: “Ci sarebbe sullo sfondo una volontà della Regione di chiedervi di fare, nell’ottica anche di un rapporto più sano che c’è tra Comune e Regione, un’idea di fare la cittadella amministrativa lì dentro”. Negli edifici che sarebbero nati, evidentemente, dalla realizzazione del palabasket sulla base della legge degli stadi e che ricorda da vicino l’affare della sede della Provincia di Roma acquistata da Nicola Zingaretti nel 2012.

SERVE IL CONSENSO DELL’ASSEMBLEA – All’ex Fiera, dunque, come a Tor di Valle. E come a Milano, sponda rossonera. “Il solito schema che conosciamo”, dice chiaramente Parnasi come si legge nell’ordinanza del gip Maria Paola Tomaselli. Ma per arrivare a dama serve il consenso politico. E dell’opinione pubblica. E di mezzo c’è la delibera Berdini, che va ribaltata. “Guarda che secondo me potremmo provare a parlarne con Montuori (Luca, assessore all’Urbanistica) e con Bergamo (Luca, vicesindaco) perché quella potrebbe essere una buona idea. Perché il loro problema era come rimangiarsi la decisione di Berdini senza rimangiarsi la decisione di Berdini”. In tale contesto Parnasi afferma di volere la “copertura politica”: “Insomma io questa operazione la voglio fare se ho la copertura politica della città. L’ho anche accennato a Paolo (inteso come Paolo Ferrara, ndr) che ho”. Tradotto: l’Assemblea Capitolina doveva essere d’accordo a trovare una soluzione per superare il “tappo” Berdini. Sempre in nome della legge sugli stadi.

In riferimento alle intercettazioni che riguardano il Credito Fondiario, riceviamo e pubblichiamo:

“Credito Fondiario valuta le opportunità di investimento e gestione di crediti in sofferenza e UTP che si presentano di volta in volta e, data la propria posizione sul mercato, è tra i tanti soggetti che vengono normalmente coinvolti nei processi di cessione di NPL. La Società tiene a precisare però che nel caso specifico della ex Fiera di Roma, nessun processo formale di valutazione è mai stato avviato da Credito Fondiario né, tantomeno, la Banca ha mai avviato alcuna attività operativa legata a quel progetto”

Articolo aggiornato dalla redazione web alle 18.06 del 22/3/2019