Botta e risposta a Otto e Mezzo (La7) tra la giornalista di Libero, Paola Tommasi, e il climatologo del Cnr, Antonello Pasini, sul cambiamento climatico e sulle politiche energetiche del presidente degli Usa, Donald Trump.
Nel dibattito viene coinvolta anche Martina D’Arco, studentessa romana di 18 anni, che venerdì ha partecipato alla manifestazione mondiale per lo “Strike4Climate”, lo sciopero sul clima per “salvare il nostro futuro”, sulle orme della attivista sedicenne svedese Greta Thunberg.

Tommasi si dichiara scettica su questa battaglia, perché “non c’è tempo per salvare il pianeta” e ci sono altre priorità, come la crisi economica.
Pasini spiega, invece, che queste priorità sono inscindibili e che la soluzione per un problema agevola quella per un altro.

L’ex braccio destro di Renato Brunetta non nasconde la sua ammirazione per Trump e aggiunge: “La scienza è divisa sui problemi climatici. Del resto, un po’ di anidride carbonica è come l’inflazione: ci deve essere altrimenti non ci sarebbe la vita umana. Zichichi ci ha detto che l’influenza delle specie vegetali sul cambiamento climatico è molto più alta rispetto a quella della specie umana. E ha detto anche che questo problema esiste anche su Marte”.

“Questa è una battaglia di retroguardia degli scettici, che qualcuno chiama anche ‘negazionisti’” – replica lo scienziato – “Inizialmente hanno detto che il riscaldamento globale non esisteva, poi, non potendolo più dire, hanno cominciato a dire che il riscaldamento globale esisteva, ma non era colpa dell’uomo. Adesso non possono più dire neanche questo e allora dicono che il riscaldamento globale esiste, è colpa dell’uomo e fa bene alle piante, perché queste crescono di più. A parità di altre variabili, questo è vero, perché la CO2 entra con la fotosintesi dalle foglie e quel carbonio diventa tronchi e rami”. Ma puntualizza: “Cambiano, però, altre cose. Hai voglia a pompare anidride carbonica dall’alto, se da sotto non c’è acqua o quella poca acqua che c’è evapora perché la temperatura è troppo alta”.

Tommasi poi difende Trump: “Sta investendo nel carbone e nelle energie fossili, perché sono molto più efficienti e molto meno costose. Le energie rinnovabili non sono sufficienti a mantenere il fabbisogno”.
“Ma non è vero” – insorge Pasini – “E’ veramente un ragionamento banale. Pensiamo alla Norvegia, che sta diventando sostanzialmente indipendente dai fossili dal punto di vista energetico e sta usando il fotovoltaico. Un Paese, dove in inverno l’alba è alle 10.00 e il tramonto è alle 15.00, usa il fotovoltaico. Chissà cosa potremmo fare noi in Italia, Paese del sole”.