“Un veleno è fatto per non essere individuato e questi sono veleni di Stato o della cosiddetta State sponsored Mafia. Difficile per gli inquirenti farsi una idea in tempi brevi sui fatti di Milano, credo in Italia non ci siano le competenze tecnico-militari necessarie, solo i pochi governi che possiedono arsenali nucleari o che gestiscono questo livello di operazioni di intelligence hanno quel che serve per orientarsi, l’ideale sarebbe richiedere la collaborazione del Regno Unito in questa indagine”. Mario Scaramella, ex consulente della Commissione Mitrokhin, parla della morte di Imane Fadil, la teste del processo Ruby uccisa da sostanze radioattive dopo un mese di ricovero all’Humanitas di Rozzano (Milano). Scaramella nel novembre 2006 incontrò a pranzo l’ex agente dei servizi russi Alexandr Litvinenko successivamente morto per avvelenamento da polonio. Anche Scaramella era rimasto ricoverato tre giorni in un ospedale della capitale inglese e dimesso tre giorni dopo, quando non erano più state riscontate tracce di avvelenamento. Ad occuparsi dell’avvelenamento di Litvinenko fu la commissione Mitrokhin.

“Sono stato trattato dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità come il primo caso di avvelenamento doloso da sostanze radioattive per l’evento del 2006, oggi ancora non ho accesso completo alle mie analisi perché la metodologia è classificata a livello molto alto, dall’inchiesta inglese – spiega Scaramella – so che nel mio corpo furono trovate quantità importanti di radiazioni in rapidissimo decadimento”. Tornando al caso di Imane Fadil, per Scaramella “all’impronta direi che potrebbe trattarsi di l’utilizzo di cosiddetti BRV cioè sostanze radiologiche da combattimento, per una possibile eliminazione fisica, ma ripeto è roba da agenzie statali o di gruppi specializzati del livello di Al Qaida o di Mohylevyč (ritenuto dalle agenzie di sicurezza americane ed europee il capo della mafia russa nel mondo) per intenderci”.

Interviene sul caso anche Paolo Guzzanti, che da presidente della Commissione parlamentare Mitrokhin si occupò della vicenda dell’avvelenamento da polonio di Litvinenko. “Prima di ogni commento bisogna aspettare l’esito ufficiale degli esami tossicologici. È una vicenda inquietante, su cui non si possono esprimere giudizi definitivi. Allo stato ci si può solo chiedere ‘cui prodest’, a chi giova questa situazione, uno scenario che potrebbe influire sull’immagine di Berlusconi, anche se non ce lo vedo proprio, nella maniera più assoluta, a ordinare una cosa del genere. Non ho elementi – ha aggiunto – sulla vicenda di Imane Fadil. L’autopsia chiarirà le cause del decesso, se fossero confermate le indiscrezioni per cui si è trattato di un avvelenamento da cobalto mi sembrerebbe strano che la sostanza sia già stata individuata. In questo senso  -continua Guzzanti – è un giallo un po’ ‘sfacciato’. Nel caso di Litvinenko fu utilizzato un isotopo radioattivo mai usato nella storia del crimine, ci volle molto tempo prima di accertarne la presenza. Qui sembra un caso opposto”.

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