Pd e M5s? Non ho mai pensato che fossero due forze politiche omogenee. Lo scorso anno pensavo che fossero un po’ meno omogenee di quanto non lo siano Lega e M5s“. Così, a Otto e Mezzo (La7), il direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, risponde a una domanda del giornalista Paolo Mieli, in un dibattito sul futuro del Pd di Zingaretti.

E aggiunge: “Il Pd è rimasto ibernato sull’Aventino aspettando che i voti tornassero. Non ne è tornato nemmeno uno. Questo governo va a gonfie vele nei sondaggi anche a causa del fatto che uno dei tre soggetti politici, che era arrivato secondo alle elezioni politiche, non ha giocato la partita. E’ chiaro che un Pd che non si rinnova non può mettersi in campo con nessuno. Adesso ha un nuovo segretario, ci ha impiegato un anno per darselo”.

“E quella partita, secondo te, è ancora aperta?”, chiede Mieli riferendosi a un avvicinamento tra M5s e Pd.

“Adesso la vedo molto più difficile” – risponde Travaglio – “C’è un governo che ovviamente ha tutto l’interesse a durare. Vedremo dopo le europee cosa succederà. Però, se il centrosinistra non cambia, fa del male a se stesso e fa del male al Paese, perché io non credo che debba recuperare un vento di sinistra. Credo invece che debba dare agli elettori quel segno di novità e di discontinuità che si aspettavano e che non hanno avuto in questi anni”.

E spiega: “Il primo atto di Zingaretti è stato quello di omaggiare Chiamparino, che comanda a Torino dagli anni ’70, e il Tav, una cosa vecchia che era urgente 30 anni fa e che loro non hanno mai fatto, facendo finta di farlo. La prima nomina di Zingaretti è stata quella di Zanda, 76 anni, in politica dagli anni ’70, come tesoriere. E come prima mossa Zanda chiede il ripristino del finanziamento pubblico dei partiti. Ma cosa è questa roba qua? E’ roba più vecchia del Pd di Bersani, che Renzi pensava di aver rottamato 5 anni fa”.
Travaglio conclude: “Non mi pare che le prime mosse di Zingaretti siano di grande discontinuità col passato. Però vediamo. Zingaretti è una brava persona

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