Segue la questione e ha chiesto informazioni alla polizia. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, dopo un giorno di silenzio, definisce “disgustosa e molto gravela vicenda che coinvolge la deputata Giulia Sarti e delle sue immagini private, hackerate nel 2013 e tornate a circolare in questi giorni. “È nostro dovere proteggere la libertà e la privacy di Giulia Sarti e delle altre persone, spesso giovani, che subiscono e hanno subito lo stesso vergognoso trattamento”, ha detto Salvini. Poco dopo fonti del Viminale hanno fatto sapere che al momento, le verifiche della Polizia Postale “non hanno rilevato la presenza in rete di nuove foto e video”. “Le immagini si stanno diffondendo attraverso le applicazioni di messaggeria“, come WhatsApp. “Quello che sta succedendo sul caso Sarti è uno schifo“, commenta anche l’altro vicepremier, Luigi Di Maio. “E’ veramente assurdo che trasmissioni di reti nazionali commentino foto personali della deputata. Sono episodi assurdi che vengono tollerati e si verificano soltanto nei confronti di persone che non possono difendersi”, aggiunge Di Maio che poi risponde anche sull’esame del suo caso da parte del M5s: “I probiviri seguiranno tutta la procedura sulla deputata Sarti, di certo non per queste foto di cui non ce ne frega niente”.

Malgrado a vario titolo si dicano tutti schifati, le immagini continuano a girare da una chat all’altra. Come ha scritto il Fatto Quotidiano oggi in edicola, anche a Montecitorio le immagini della deputata sono arrivate sugli smartphone dei suoi colleghi. Questo almeno raccontano loro stessi, seppur condannando la vicenda, Che le foto stiano circolando via chat lo confermano anche le fonti del Viminale. Nel frattempo mercoledì sul tema è intervenuto il Garante della privacy, con un richiamo a media e giornalisti a “non diffondere le immagini”. Così come il presidente della Camera, Roberto Fico, ha parlato di “un atto vigliacco” e ha ribadito a Sarti “la solidarietà mia e di tutti i deputati”.

Sempre mercoledì la senatrice del M5s, Elvira Evangelista, ha annunciato una legge contro il cosiddetto revenge porn, cioè la pubblicazione e diffusione di materiale sessualmente esplicito senza il consenso della persona coinvolta, che viene discussa oggi in commissione Giustizia. Dopo gli appelli dei politici, oggi a chiedere un intervento legislativo è stata anche Maria Teresa Giglio, madre di Tiziana Cantone, la ragazza di Mugnano (Napoli) che nel settembre del 2016 si è suicidata dopo la diffusione in rete di suoi video e immagini hot. “Quanto accaduto può diventare un input per legiferare e intervenire finalmente su questo fenomeno”, ha detto all’Adnkronos.

“Ormai non passa giorno che questi odiatori da tastiera non si rendano protagonisti di offese, di calunnie in particolare contro le donne. Purtroppo alle nostre latitudini viviamo ancora una cultura giudicante, piena di sessismo e di maschilismo e la vergogna che le donne sono costrette a provare è indotta da una cultura retrograda“, ha aggiunto Maria Teresa Giglio. A suo parere la questione da affrontare è tutta incentrata sul web e sull’impunità della quale ancora riesce a godere chi offende, calunnia e commette furti d’identità sulla rete: “Il fatto che la rete debba restare libera non deve avere come conseguenza che tutto sia permesso, che sia un luogo franco dalle regole”.

“Una legge sul ‘Revenge Porn’ è ormai indispensabile, non più rinviabile”. Ne è convinto anche Luca Ribustini, autore, insieme a Romina Farace, del libro inchiesta “Uccisa dal web” proprio sulla storia di Tiziana Cantone. Interpellato dall’Adnkronos, Ribustini ha sottolineato come “i rischi legati a questo tipo di fenomeni sono immensi. Non si ha contezza spesso che ciò che appare controllabile, in realtà non lo è se non in minima parte”.

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