Violenze, abusi della polizia croata, respingimenti sistematici e illegali. Lo denuncia Amnesty International in un lungo report dedicato alla situazione dei migranti e dei profughi che si trovano al confine tra la Bosnia-Erzegovina e la Croazia, nel tentativo di raggiungere l’Italia o i paesi dell’Europa settentrionale seguendo la nuova rotta balcanica. Nelle 35 pagine del testo intitolato “Pushed to the edge“, l’organizzazione internazionale accusa i governi europei di dare priorità al controlli dei confini a danno del diritto internazionale, ma anche del rispetto dei diritti e della dignità umana. “I governi europei – si legge – sono complici di respingimenti ed espulsioni collettive di migliaia di richiedenti asilo verso campi squallidi e insicuri”.

Attualmente nelle città bosniache di Velika Kladusa e Bihac, a due passi dalla frontiera, sono accampate in campi e fabbriche dismesse oltre 5mila persone, tra cui molte famiglie con bambini, tutte in fuga da povertà, guerre e persecuzioni. Arrivano principalmente da Afghanistan, Pakistan, Iraq e Siria e, come documentato anche in un reportage del Fatto.it, sono confinate in condizioni igieniche precarie, senza acqua calda o assistenza medica costante. La maggior parte di loro ha già provato invano a oltrepassare il confine croato, camminando attraverso i boschi. Da giugno del 2018 a gennaio del 2019, Amnesty ha ascoltato 94 migranti e raccolto le loro testimonianze. “La polizia croata ci ha riportato al confine bosniaco, ci ha fatto scendere dall’auto uno a uno e ha cominciato a picchiarci con i manganelli” sono le parole di un ragazzo di Gaza, che ha raccontato anche dell’utilizzo di spray al peperoncino. “Non riuscivo a vedere più nulla, i miei occhi bruciavano. Loro (gli agenti, ndr) ci hanno detto di andare via e di non tornare mai più in Croazia”. Quasi un terzo delle persone incontrate da Amnesty International ha raccontato di aver subito violenze e furti da parte degli agenti di frontiera. “Sami dall’Algeria ha detto ad Amnesty di essere stato picchiato con manganelli e mezze da baseball. La polizia poi gli ha rubato il telefono e i soldi”.

L’organizzazione internazionale punta il dito sui governi dell’ Unione europea, accusati di tollerare i comportamenti dei croati. Dando priorità ai controlli di frontiera, infatti, “non solo stanno chiudendo gli occhi di fronte al comportamento crudele della polizia della Croazia ma addirittura ne stanno finanziando le attività”. Per capire quali siano le priorità dell’Unione europea, spiega Massimo Moratti, direttore delle ricerche dell’Ufficio europeo di Amnesty International, “basta seguire la direzione dei soldi”. “Il contributo finanziario per l’assistenza umanitaria impallidisce di fronte ai fondi destinati ai controlli di frontiera, che comprendono persino la fornitura di equipaggiamento alle forze di polizia croate e addirittura il pagamento dei loro stipendi. Nel frattempo la polizia croata picchia e deruba persone fuggite dalla guerra e dalla persecuzione e le respinge in quel limbo legale che è il vacillante sistema d’asilo della Bosnia ed Erzegovina”. Secondo quanto scritto nel rapporto anche “le persone bloccate in Italia e in Slovenia sono spesso soggette a respingimenti a catena, consegnate con procedure sommarie alla polizia croata e poi rimandati ulteriormente indietro verso i campi della Bosnia ed Erzegovina senza che le loro domande d’asilo siano mai state prese in esame”.

Dopo la diffusione del rapporto, la Croazia, attraverso le dichiarazioni del ministro dell’Interno Davor Bozinovic, ha respinto le accuse. “La polizia controlla e difende efficacemente i propri confini, nel pieno rispetto delle leggi nazionali e internazionali” ha scritto in una lettera aperta.  Molto spesso, sostiene Bozinovic, “i migranti rilasciano dichiarazioni false contro i poliziotti croati, nella speranza che queste possano in qualche modo essere loro d’aiuto nell’entrare in Croazia”. Il rapporto è arrivato anche sui tavoli della Commissione europea. “Siamo preoccupati per la denuncia di abusi e violenze su migranti e profughi” ha detto la portavoce Mina Andreeva. “Maltrattamenti e abusi sui migranti sono inaccettabili. La Commissione europea è in contatto con le autorità croate rispetto all’applicazione del sistema di asilo comune”.