di Monica Montella e Franco Mostacci

Il debito pubblico non è un indicatore esaustivo dell’esposizione finanziaria del settore pubblico e va affiancato ad altre grandezze come, ad esempio, le passività finanziarie. Il debito pubblico non tiene conto degli esborsi futuri sui contratti derivati e i crediti commerciali mentre le passività finanziarie, valutate ai prezzi di mercato, dipendono dalle fluttuazioni del rendimento dei titoli di Stato. In questo articolo analizziamo le differenze per avere un quadro più preciso dell’esposizione finanziaria del settore pubblico italiano.

I conti finanziari – visti sia sotto il profilo dei flussi (transazioni) che dello stock (consistenze) – rappresentano le statistiche che riportano le attività e le passività finanziarie dei settori istituzionali di un Paese in strumenti finanziari, per ciascun settore istituzionale, la cui valutazione è affidata alla Banca centrale. In tabella è evidenziato il conto finanziario dell’Italia per settore istituzionale. Considerando il saldo tra attività e passività finanziarie (posizione patrimoniale sull’estero), l’Italia ha un saldo negativo di 102 miliardi di euro nel 2017.

Le imprese italiane hanno un saldo passivo di 2.070 miliardi di euro che cresce di 100 miliardi rispetto al 2016. Gli strumenti finanziari maggiormente utilizzati dalle imprese, in passività, sono i prestiti e le azioni e quote di fondi di investimento.

Le famiglie italiane mostrano una ricchezza finanziaria particolarmente elevata, con un saldo attivo di 3.479 miliardi di euro, in crescita di 240 miliardi di euro, con una prevalenza in valuta e depositi e in azioni e quote di fondi di investimento.

Leggermente positivo è il saldo delle società finanziarie, con 721 miliardi di euro. La situazione si capovolge nel settore pubblico dove, come è noto, il saldo è nettamente negativo per 2.168 miliardi di euro.

Continua su economiaepolitica.it

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Non ci sono soldi, nemmeno nel pubblico. Ma non è tutta colpa della corruzione

next
Articolo Successivo

Popolare di Bari, la possibile truffa diventa paradosso. Ma nessuno ne parla più

next