Ha costretto una ragazzina di 13 anni ad avere rapporti sessuali minacciandola di divulgare foto intime. Con questa accusa un alpino di 31 anni, sposato e con figli, è stato arrestato dalla polizia a Cuneo, con l’accusa di violenza sessuale e detenzione di materiale pedopornografico. Il militare era entrato in contatto con la ragazzina nel 2015 via Instagram e tramite un’amica comune. In seguitò cominciò a pretendere, con pressioni e minacce, che si incontrassero di persona. Il primo abuso, secondo la squadra mobile di Cuneo, è stato commesso nel 2016. Ne seguirono altri: quando lei rifiutava, il 31enne minacciava di diffondere via internet delle fotografie compromettenti. Nel 2017 la ragazza riuscì a interrompere i rapporti con il militare, ma lo scorso ottobre fu contattata di nuovo da uno sconosciuto che le chiese delle immagini intime. Il suo disagio è stato notato nelle scorse settimane dai compagni di classe, che ne hanno raccolto le confidenze e l’hanno convinta a denunciare tutto. La polizia prosegue le indagini per accertare se vi siano state altre vittime.

Il militare, fa sapere l’Esercito, già da dicembre è stato sospeso dal servizio e dai concorsi ai quali si era iscritto. Con una durissima nota lo stato maggiore della Forza armata ha espresso “profondo sdegno e condanna” per quanto avvenuto. “Laddove le accuse fossero confermate – sottolinea l’Esercito – si tratterebbe di un comportamento indegno, inaccettabile e immorale, ancor più aggravato per uomini e donne che indossano l’uniforme e rappresentano lo Stato”. La forza armata, confermando “totale condanna e pieno rigore nel perseguire i comportamenti che violano i principi e i valori su cui si fonda l’Istituzione”, assicura “massima collaborazione e trasparenza con gli organi inquirenti”: da parte dell’Esercito ci sarà sempre “totale intransigenza e tolleranza zero nel contrastare tali inammissibili condotte. Tali soggetti non sono degni di indossare l’uniforme”.

Un altro episodio di violenza su una tredicenne è avvenuto invece a Cosenza, dove un pensionato di 68 anni ha abusato per due anni della figlia della convivente, fin da quando aveva 11 anni. A farlo finire in carcere è stata la denuncia della madre, che si è presentata in Questura segnalando che la figlia le aveva confidato di subire da tempo molestie e violenze da parte dell’uomo. Gli investigatori hanno accertato che l’anziano aveva ripetutamente costretto la ragazzina a subire atti sessuali dietro percosse e minacce.

Ancora più piccola, di soli 8 anni, la vittima degli abusi subiti da un 36enne nigeriano, arrestato a Parma dai carabinieri e ora ai domiciliari. Anche in questo caso è stata la mamma della bimba (anche lei della Nigeria) a denunciare le violenze, che si sarebbero ripetute nel tempo nel negozio di cui l’uomo è proprietario.

A Sciacca, nell’Agrigentino, infine, sei persone sono state arrestate dai carabinieri con l’accusa di avere costretto una ragazzina di 13 anni a prostituirsi e a subire abusi. Gli arrestati, tra cui la madre dell’adolescente, devono rispondere a vario titolo di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione minorile, ma anche di violenza sessuale e atti sessuali con minorenne, aggravati dall’età della vittima. L’indagine dei carabinieri, partita a fine 2017 quando la bambina venne trovata a bordo dell’auto di un parente, che ne aveva abusato poco prima, fotografa una realtà di profondo degrado sociale. La ragazzina venne subito collocata in una struttura protetta, mentre le indagini sono proseguite, anche attraverso intercettazioni e pedinamenti, per fare luce sul più ampio giro di prostituzione in cui era finita la minorenne, sottoposta a continue minacce di morte.

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