Ieri un incidente aereo in Etiopia sono morti, tra gli altri, otto italiani e di essi sette impegnati in attività di cooperazione e assistenza, economica e culturale. Hanno già detto e scritto: è stata la strage dei buoni, perché quel volo era diretto a Nairobi dov’è in programma la conferenza internazionale dell’Unesco.

Diciamo sempre che i buoni sono di più dei cattivi, gli onesti più dei ladri, i generosi più degli avari, i competenti più degli ignavi.

Dovremmo applicare all’umanità il dispositivo del quantitative easing della Bce, inventare una formula per infiltrare i migliori e alleggerire il peso nella società dei peggiori, far prevalere i competenti tra i potenti, e i generosi sugli avari.

Dovremmo trovare un modo per dare una risposta all’assillo primordiale: perché, se i buoni sono in maggioranza, nel mondo la maggioranza degli umani, e dunque dei buoni, vive in povertà, milioni e milioni di persone subiscono la guerra, e tantissimi altri la fame, o l’ingiustizia o l’emarginazione. Per quale diavolo di motivo la bontà deve condurci all’inferno?

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

L’istantanea – Se anche il Nord bussa al reddito di cittadinanza

prev
Articolo Successivo

La moglie bruciata, il marito braccato, e quell’aiutino dalla malavita

next