“Una misura di sostegno a chi è in difficoltà era necessaria“, dicono in molti. “D’accordo, ma organizzata in questo modo non può funzionare“, rispondono altri. Mentre milioni di italiani stanno raccogliendo la documentazione per inoltrare la richiesta, abbiamo dialogato con i cittadini in strada sul reddito di cittadinanza. C’è chi lo avrebbe preferito sganciato dalla ricerca di occupazione, perché è “improbabile che ci sia tutto questo lavoro da offrire”. E chi sostiene che la priorità è “dare dignità economica e nuove prospettive a chi è rimasto indietro”.

Più d’uno ritiene necessari severi controlli, “per evitare truffe e aumento del lavoro in nero, a scapito di chi ha davvero bisogno”. Qualcuno critica “i troppi paletti” posti per limitare le richieste; altri sperano che sia un modo per “riattivare i consumi”. E in giro si trova anche chi si prepara a fare domanda: “Se mi va male il prossimo colloquio di lavoro ci provo“, confida un giovane. “Lo chiederò per integrare un sussidio che già prendo”, dice un uomo adulto. “No, io me ne vado all’estero – dichiara un ragazzo fresco di laurea – però non chiamatelo ‘reddito di cittadinanza’: questo è un sussidio ai disoccupati poveri, non un reddito universale di base”.