La figlia dell’ex ambasciatore nordcoreano reggente Jo Song-gil? Nessun rapimento. Lui con la moglie è andato via da Roma e ha abbandonato la figlia 17enne, che è pure disabile, diciamo, mentalmente, nel senso che non è zoppa, ma ha problemi di memoria e di sbandamento“. Sono le parole dell’ex senatore di Forza Italia, Antonio Razzi, intervistato da Lanfranco Palazzolo per Radio Radicale, circa la scomparsa del diplomatico nordcoreano Jo Song-gil e il rimpatrio della figlia nel Nord Corea.

L’ex parlamentare conferma la versione ufficiale che è stata data dal successore di Jo all’ambasciata in Italia, Kim Chon, in una lettera al presidente dell’unione interparlamentare Italia-Nord Corea, Osvaldo Napoli. E aggiunge: “Io sono stato venerdì scorso tutta la giornata con Kim Chon, che mi ha spiegato tutto. La bambina è tornata a Pyongyang per volontà sua. I suoi genitori l’hanno abbandonata. Come si suol dire, ‘sedotta e abbandonata’. Una cosa del genere non la farebbero nessuna mamma e nessun papà, però questi due hanno avuto il coraggio di lasciare la figlia e andare via. La bambina piangeva tutti i giorni ed è voluta andare dai nonni. E adesso è a Pyongyang, dove sta facendo una cura specifica per vedere se può guarire la testa”.

Razzi puntualizza: “Ecco, io con questa intervista voglio rassicurare tutti gli ascoltatori di Radio Radicale: non c’è niente di rapimento e non c’è niente di gravità. L’unica gravità è che la mamma e il papà hanno abbandonato una ragazza minorenne di 17 anni”.
Poi dà un suo personale ritratto del diplomatico scomparso: “Io conoscevo Jo Song-gil, era un tipo con cui guai a scherzare sui leader del suo Paese. A me molte volte piace anche dire qualche battutina e io con lui non le potevo dire, tanto che una volta gli risposi: “Guarda, io te lo dico da amico. A me piace scherzare”. Ma lui si incavolava. E poi sono rimasto scioccato quando ho saputo che era sparito. Avevo anche un appuntamento con lui. Mi disse che a fine novembre sarebbe rientrato definitivamente a Pyongyang e io gli dissi: “Oh, prima che rienti, facciamoci un’altra cena”. E infatti avevo riservato un tavolo al ristorante Laganà, dove di solito andavamo a pranzare e a cenare. Io lo aspettavo” – continua – “Invece si è presentato il nuovo reggente, che mi ha detto che Jo non c’era più. E io ho detto: “Ma che cazzo di fine ha fatto quello?”. Mi ha risposto che non lo sapeva, così ho provato a chiamarlo per telefono, ma, ahimè, il telefono suonava però non l’ha preso mai nessuno. Non so dove sia andato, perché col passaporto da diplomatico può andare dove gli pare. Tutte le dogane lo devono far passare per forza, a meno che non c’è una ricerca internazionale e tutte le dogane hanno la foto del viso suo. Diplomato o non diplomato, lo bloccano e basta“.

L’ex senatore prosegue: “Sicuramente gli americani non hanno offerto ospitalità a Jo e nemmeno gli italiani, perché lui non è un grande personaggio politico, è uno così così, che ce frega a noi. Era sicuramente molto fedele al regime, lui era più comunista dei comunisti. Per questo sono rimasto a bocca aperta quando è andato via. Come? Lui? E quello mi ha sempre rotto le scatole quando toccavo i suoi leader. Era comunista, però a magna’ gli piaceva. Prendeva sempre l’amatriciana e la gricia. Io mi auguro che si rifaccia vivo e chieda scusa per quello che ha fatto. E sicuramente potrebbe ritornare nella normalità. Ma questo non credo, non farà una cosa del genere. Per fortuna” – chiosa – “la ragazza sta bene dai nonni e dalla nonna. Io penso che si sia acquietato tutto, dopo la tempesta è tornato il sereno. Ringrazio quindi gli ascoltatori di Radio Radicale, che ora sono stati informati e possono stare tranquilli”.

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