C’è gente che è contentissima del fatto che i ghiacci artici stiano scomparendo: pensano che si potrà tirar fuori petrolio dal fondo del mare Artico, guadagnandoci sopra un bel po’ di soldi. La storia ricorda un po’ quella del tale che era contento che gli bruciava la casa perché così risparmiava con la bolletta del gas. Allo stesso modo, il petrolio che (forse) troveremo nel mare Artico ripagherebbe i danni del riscaldamento globale? Su questo punto, c’è un articolo che è uscito recentemente su Nature, dove gli autori trovano che i danni supererebbero di gran lunga i vantaggi, soprattutto come effetto del rilascio rapido e incontrollato di metano dai ghiacci, la cosiddetta “bomba degli idrati di metano”.

Questa “bomba climatica” è nota come uno dei molteplici “punti di non ritorno” dell’atmosfera terrestre che potrebbe cominciare a riscaldarsi per conto suo se – a furia di emettere gas serra – superiamo una certa temperatura. È per questo che si parla tanto dei famosi “due gradi in più” da non superare. In questo caso, il punto di non ritorno è correlato al metano intrappolato in composti chiamati “idrati” sui fondali oceanici e nelle regioni del Nord permanentemente ghiacciate.

Si sa che il metano è un gas-serra molto potente ma, finché se ne sta intrappolato dentro il ghiaccio, non fa danni. Ma se la Terra si scalda, il ghiaccio si fonde e rilascia il metano che contiene. Più metano va nell’atmosfera, più l’atmosfera si riscalda. E questo causa il rilascio di altro metano e alla fusione di altro ghiaccio e così via. Ed è davvero una bomba climatica che potrebbe fare enormi danni causando fino a 5-6 gradi di riscaldamento globale – o anche di più.

È possibile che succeda una cosa del genere? Si, perché sbalzi di temperatura rapidi si sono già verificati nella storia del nostro pianeta. Sappiamo che il clima terrestre è instabile e che, nell’ultimo milione di anni circa, la temperatura della Terra è andata fra ere glaciali e periodi interglaciali con sbalzi anche di 5-6 gradi. In un passato più lontano, le variazioni sono state anche più ampie: 50 milioni di anni fa, la Terra era probabilmente 12 gradi più calda di oggi. Perlomeno in certi casi, si ritiene che sia stata l’emissione di metano dagli idrati a causare il cambiamento.

Chiaramente, a quei tempi non c’erano esseri umani a emettere gas serra con i loro suv, ma prima di lanciarvi a gridare: “Ma allora l’uomo non c’entra!” pensateci un attimo. Queste oscillazioni dimostrano che il clima terrestre è fragile: basta una perturbazione anche piccola per causare grossi cambiamenti. Se poi la perturbazione è molto forte ed è causata dalla nostra inveterata abitudine di bruciare combustibili fossili, allora si che siamo a rischio. Vi ricordate del vecchio proverbio che sconsiglia di giocare col fuoco? Esattamente.

Questa faccenda è nota da un pezzo fra gli scienziati, ma ora si sta diffondendo con il pubblico negli Stati Uniti con delle conseguenze inaspettate. Una è la nascita di una setta di assatanati convinti che la specie umana si estinguerà a breve scadenza, forse già fra pochi anni. Li trovate sul Web se cercate cose come “Near Term Human Extinction” o “Nthe.” L’effetto pernicioso di questa idea è che se tanto dobbiamo morire tutti fra breve, che senso ha affannarsi a evitare il riscaldamento globale? Tanto vale continuare a guidare i suv, finché possiamo.

Questi qui fanno gli stessi danni di quelli che ancora non hanno capito che cosa rischiamo e che anche loro pensano che non c’è niente di cui preoccuparsi. Ma non è affatto detto che dobbiamo morire tutti a breve scadenza: su questo vi potete leggere un post recente di Peter Sinclair. In sostanza, i climatologi pensano che ci sia ancora tempo per fermarsi ben prima che la bomba degli idrati esploda. Speriamo che abbiano ragione, ma il rischio esiste. Quindi, abbiamo ottimi motivi per ridurre le emissioni più alla svelta possibile, non importa se c’è chi per una ragione o per un’altra ci dicono che non dobbiamo fare niente. Diamoci da fare per evitare il peggio.

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