“I soldi contanti sono denari che custodivo in casa (…) me li ha donati mia madre per il fatto che mi occupo quotidianamente di lei e me ne prendo cura”. Lucia Zunino, l’immobiliarista astigiana che nei mesi scorsi ha tentato senza successo di “allacciare migliori relazionicon un funzionario di Ubi Banca, infilando una mazzetta di 30mila euro in una cassa di vino a lui destinata, ha così giustificato la sua disponibilità di contanti al pubblico ministero che l’ha interrogata in seguito alla denuncia dell’istituto.

Ma il diavolo, si sa, sta nei dettagli. “Mia mamma che è una persona che ha disponibilità economiche rilevanti e che come capita con le persone anziane tiene danaro contante in casa per affrontare le spese correnti, mi ha donato la disponibilità di questi soldi”, ha aggiunto l’imprenditrice. Senza tuttavia precisare che l’anziana in questione, Iolanda Uneval, condivide la residenza con un ben più noto immobiliarista e produttore vinicolo: Luigi Zunino da Nizza Monferrato. Si, perché il fratello di Lucia è lo stesso uomo che nei primi anni duemila aveva promesso a Milano “la città del futuro”, salvo poi guadagnare il primato del fallimento, quello della sua Risanamento spa, talmente grande da non poter essere dichiarato, pena l’affossamento delle banche che in piena bolla immobiliare lo avevano finanziato oltre ogni limite. Proprio mentre sotto Santa Giulia ribolliva il caso delle bonifiche, affogato molti anni dopo in proscioglimenti e prescrizioni.

L’ex fantino del palio di Asti era il più furbo dei furbetti del quartierino, quello che con Risanamento aveva affidato all’architetto Norman Foster la rinascita di Milano Santa Giulia e tentato il colpaccio sulla riqualificazione dell’ex area Falck di Sesto San Giovanni. E che, mentre su questi fronti ha registrato delle clamorose sconfitte, contrariamente alla sorella è uscito indenne dai procedimenti giudiziari che l’avevano visto accusato a vario titolo del pagamento di tangenti alla politica. Da tempo, poi, è scomparso dalle cronache dove recentemente ha fatto appunto capolino la sorella, Lucia, azionista ed ex amministratrice di Hpf, società che controlla Hillary srl, immobiliare milanese con sede in pieno centro, nella galleria Pattari al numero 2.

L’imprenditrice di Nizza Monferrato, che con il fratello oltre alla madre, condivide un vigneto ereditato dal padre, nei mesi scorsi è finita appunto nei guai dopo che l’onesto funzionario di Ubi, Andrea Raffone, ha segnalato alla banca il tentativo di corruzione della cliente. Lei puntava a una quindicina di palazzi dell’istituto in via di dismissione tra Bergamo e Roma e sperava che il funzionario apprezzasse il beau geste. Che le è invece fruttato una denuncia in Procura a Milano. Nell’interrogatorio davanti al pm Paolo Filippini anticipato nei giorni scorsi dal Corriere della Sera, la signora Zunino ha ammesso tutto. Risultato: l’indagine è terminata con la proposta per il giudice, condivisa con la procura, di un patteggiamento per “istigazione alla corruzione tra privati” con “2 mesi e 12 giorni convertiti in una pena pecuniaria di 18.000 euro dopo la confisca dei 30.000 di tangente, il risarcimento di altri 15.000 alla banca, e l’introduzione di un modello organizzativo anticorruzione (in base alla legge 231/2001) nella sua società, che ne era sprovvista e che pure patteggia una multa di 20.000 euro”, come ha riferito il quotidiano milanese.

Un bel biglietto da visita per l’imprenditrice che ha accarezzato a lungo lo sbarco in Borsa di Hillary, a sua volta al centro di un paio di operazioni finanziarie che nel 2017 hanno spostato la maggioranza della controllante Hpf in Svizzera. Più precisamente, nel luglio del 2017, Lucia Zunino e il suo socio Aldo Pacetta hanno ricapitalizzato la holding. Secondo quanto risulta dal verbale di assemblea del 6 luglio 2017, i due soci si sono accordati sul fatto che l’aumento di capitale sarebbe stato “integralmente liberato mediante conferimento di partecipazioni nella società ‘Hillary società a responsabilità limitata’ con sede in Milano, galleria Pattari 2 (…)”, di cui la Zunino era socia di minoranza con una quota del 10% accanto ad Aldo Pacetta, proprietario dell’80 per cento. Ma, come risulta dalla perizia allegata all’atto, il valore della Hillary era di gran lunga superiore all’importo dell’aumento. Nella relazione resa a giugno 2017, il perito, il ragioniere Roberto Domenico Angelo Caiati, ha certificato che il 90% di Hillary trasferito ad Hpf valeva complessivamente 3,3 milioni. Ciò non ha impedito a Pacetta di cedere nel giro di quattro mesi il suo 88,9% di Hpf per soli 16.889 euro alla società d’investimento del Canton Ticino Anthalis International sa.

Tutto ciò proprio un mese prima che la Hillary srl chiudesse il bilancio 2017 con un utile da 1,23 milioni accarezzando il sogno di sbarcare presto a Piazza Affari. “Il risultato è sicuramente confortante e soprattutto conferma un trend costante di crescita della Società (+ 200% rispetto all’esercizio 2016) in linea con il suo programma di consolidamento e posizionamento strategico nel difficile mercato del Real estate, in Italia – si legge nei conti  2017 -. Come sappiamo, tale programma prevede, inter alia, per l’esercizio 2018, l’ambizioso traguardo della quotazione all’AIM Italia di Borsa Italiana, con i passaggi intermedi della trasformazione della Società in società per azioni, e dell’emissione di un prestito obbligazionario”. In Piazza Affari, però, non se ne è ancora saputo nulla.

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