“La mia batteria è bassa e sta diventando buio”. L’ultimo messaggio del rover della Nasa Opportunity è stato questo. Da Marte ha comunicato come negli ultimi anni fino alla Terra i suoi dati, come racconta il reporter scientifico Jacob Margolis su Twitter.

Oppy, come lo chiamavano all’agenzia spaziale Usa, è stato uno degli esploratori di Marte in assoluto più longevi e per quasi 15 anni ha raccolto dati e immagini che hanno fatto il giro del mondo, rivelando molti segreti del pianeta rosso. “Il rover è morto. La sua missione è compiuta”, ha annunciato l’altra sera la Nasa, dopo un lungo periodo e innumerevoli tentativi nei quali, inutilmente, si è cercato di ristabilire i contatti con il veicolo. Opportunity aveva smesso di comunicare con il centro di controllo a Terra dal 10 giugno scorso, quando era stato travolto da una violenta tempesta di sabbia, fra le peggiori osservate su Marte negli ultimi anni. Soltanto in settembre il rover era riemerso e a scovarlo nella polvere era stato il satellite Mars Reconnaissance Orbiter (Mro) della Nasa, in una delle sue orbite intorno a Marte. Il rover appariva come un puntino luminoso, ma continuava a restare in silenzio. Sono stati oltre un migliaio i tentativi di ristabilire una comunicazione da parte del Jet Propulsion Laboratory (Jlp) della Nasa, responsabile della missione, tutti purtroppo inutili.

D’altro canto quella di Opportunity è stata una lunghissima carriera. Il rover era infatti arrivato sul suolo marziano il 24 gennaio 2004 e 20 giorni più tardi era arrivato il fratello Spirit, un rover del tutto identico che ha concluso la sua carriera nel febbraio 2010 per colpa di una ruota imprigionata nella sabbia di un cratere. Da allora Opportunity ha proseguito da solo la sua missione, percorrendo 45 chilometri rispetto al chilometro per cui era stato programmato e funzionando 60 volte in più del previsto. Nulla di più adatto a lui, quindi, che concludere la lunga carriera nella Valle della Perseveranza. “Non avrei potuto immaginare un luogo migliore”, ha detto il direttore del Jpl, Michael Watkins. Nella sua lunga carriera Opportunity ha inviato a Terra 217.000 immagini, comprese 15.360 foto panoramiche; ha visitato 53 rocce analizzandone i minerali; ha rilevato spie della presenza passata di acqua, come l’ematite, e ha scoperto che il cratere Endeavour in un lontano passato è stato un lago.

Foto dall’account Twitter della Nasa

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

“Scoperte le montagne più alte del pianeta Terra grazie a un terremoto”

next
Articolo Successivo

Missione sulla Luna, l’annuncio della Nasa: “Ci torneremo per restarci”

next