Ogni anno 12 milioni di bambine diventano improvvisamente mogli. Si aggiungono, spesso contro il loro volere, alle file delle oltre 650 milioni di donne nel mondo che si sono sposate prima dei 18 anni. In tutto un quinto della popolazione femminile. Sono i nuovi sconcertanti dati diffusi dall’Unicef in occasione della settimana di San Valentino. Per l’occasione il Fondo ha lanciato anche una nuova campagna video: “I matrimoni precoci non sono vero amore”. Il fine, in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, è di eliminare il fenomeno entro il 2030.

“Per molti, il giorno di san Valentino è associato al romanticismo, fiori, proposte di matrimonio –  ha dichiarato Henrietta Fore, direttrice generale del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia – Ma per milioni di ragazze nel mondo il matrimonio non è una scelta ma una malaugurata fine alla loro infanzia e al loro futuro. La soluzione è semplice: vietare i matrimoni precoci, investire nell’istruzione e garantire l’empowerment per i giovani, le famiglie e le comunità per portare un cambiamento positivo. Solo così questa pratica potrà finire entro il 2030 e 150 milioni di ragazze a rischio saranno protette”.

Secondo le stime Unicef, la maggior parte delle spose bambine, circa il 40%, viene dall’Asia Meridionale, seguita dall’Africa Subsahariana, dove sono oltre 115 milioni, pari al 18% del totale. La causa, secondo l’Unicef, sta nei progressi più lenti della crescita della popolazione. Infatti, mentre la percentuale dei matrimoni precoci sta diminuendo a livello globale – in 10 anni sono stati evitati 25 milioni di casi – in molti luoghi i numeri non hanno subito particolari cali. Per raggiungere l’obiettivo entro il 2030, secondo le stime dell’Agenda di sviluppo sostenibile, bisognerebbe accelerare: andare 12 volte più veloci rispetto al tasso osservato negli ultimi 10 anni.

A determinare il calo delle spose bambine, secondo l’Unicef, sono state le campagne di comunicazione pubblica sull’illegalità dell’atto, l’aumento del tasso di istruzione per le ragazze e gli investimenti proattivi dei governi sulle adolescenti. In Asia Meridionale, ad esempio, il rischio per una ragazza di sposarsi da bambina è declinato di oltre un terzo, dal 50% di 10 anni fa, al 30% oggi, grazie a enormi passi avanti nel ridurre i matrimoni precoci in India.

Il numero maggiore di matrimoni precoci si sta spostando dall’Asia all’Africa subsahariana, a causa di progressi più lenti e della crescita della popolazione. Delle spose bambine più recenti, circa una su tre vive in Africa subsahariana, dove 25 anni fa erano una su sette. In America Latina e nei Caraibi non ci sono evidenze di progresso, con livelli di matrimoni precoci uguali a 25 anni fa. Ma il problema esiste anche nei Paesi ad alto reddito: negli Stati Uniti, la maggior parte dei 50 Stati presenta eccezioni a livello legislativo che consentono ai bambini di essere sposati prima dei 18 anni, mentre nel 2017 nell’Unione Europea solo quattro Paesi non tolleravano eccezioni all’età minima per il matrimonio di 18 anni.

“Quando una ragazza è costretta a sposarsi da bambina affronta conseguenze immediate e per tutta la vita – si legge in una nota dell’Unicef – Le sue possibilità di portare a termine il percorso scolastico diminuiscono, aumentano le possibilità di subire violenza a casa, ha maggiori probabilità di diventare madre durante l’adolescenza e le ragazze adolescenti hanno più probabilità di morire per complicazioni durante gravidanza e parto rispetto alle ragazze più grandi. Ci sono anche conseguenze sociali importanti e maggiori rischi di perpetuare il circolo intergenerazionale della povertà”.

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